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"Facciamo la pace" è la
frase che i bambini si rivolgono dopo qualche
piccolo bisticcio e che UNICEF e Buonpernoi.it
hanno scelto come emblema di un'iniziativa
volta a dimostrare che anche piccoli episodi
di riconciliazione personale possono contribuire
concretamente a diffondere una cultura di
pace. "Facciamo la pace" è
quindi un'esortazione ad agire, è
un appello perché ognuno di noi si
impegni attivamente a favore della pace,
prendendo l'iniziativa per un tentativo
di riconciliazione da raccontare e da condividere
con gli altri.
L'UNICEF crede che l'impegno personale sia
fondamentale, perché attraverso piccoli
gesti di riconciliazione è possibile
acquisire la coscienza dell'impegno e della
volontà necessari a costruire, a
livello globale, un mondo di pace.
L'UNICEF è da sempre impegnata a
favore della pace, in particolare nelle
"zone calde" di guerra, dove,
anche nelle situazioni più estreme,
si dedica attivamente alla salvaguardia
dell'infanzia. Solo nel decennio 1985-1995
oltre 2 milioni di bambini sono rimasti
uccisi a causa di conflitti armati, 5 milioni
sono quelli che hanno subito ferite permanenti
e gravi mutilazioni, più di 20 milioni
di ragazzi hanno dovuto abbandonare le loro
case, mentre circa 300.000 bambini sono
stati costretti ad uccidere, mutilare ed
infierire su altri individui, obbligati
come bambini-soldato a combattere le guerre
degli adulti.
Davanti a questi drammi l'UNICEF si è
attivata nei principali teatri di guerra
attraverso programmi concreti, contribuendo
alle negoziazioni dei cessate il fuoco -
le cosiddette "giornate di tranquillità"
- che hanno permesso in paesi come El Salvador,
Uganda, Libano,Afghanistan ed ex Jugoslavia
la sospensione temporanea delle operazioni
belliche, permettendo agli operatori umanitari
di vaccinarele donne e i bambini. Attraverso
l'istituzione dei "Corridoi umanitari"
è stato poi possibile trasportare
cibo e medicinali in diverse zone di combattimento,
realizzando al contempo importanti campagne
di vaccinazione. Insieme ai programmi di
soccorso umanitario l'UNICEF ha cercato
di garantire l'istruzione anche nelle situazioni
più difficili, allestendo scuole
improvvisate nei campi profughi o organizzando
lezioni d'emergenza nelle situazioni più
impensabili, come è avvenuto nelle
grotte dell'Eritrea in guerra e nelle cantine
della Sarajevo martoriata dall'assedio.
Durante il conflitto in Kosovo il campo
profughi di Cerane, in Macedonia, ha ospitato
tra le sue tende quella che con i suoi 4000
iscritti è stata la più grande
scuola d'Europa.
L'UNICEF ha avviato programmi per il ricongiungimento
familiare e per il recupero dei bambini
traumatizzati dalla guerra, l'assistenza
e la riabilitazione psicosociale dei bambini
creando nei campi profughi i cosiddetti
"Spazi a misura di bambino", vere
e proprie "oasi" riservate ai
bimbi, dove essi possono giocare e beneficiare
di attività ricreative e di svago.
In questi e altri modi l'UNICEF si impegna
concretamente a favore della pace nelle
zone di conflitto, unendo ai programmi d'emergenza
altri di educazione alla pace e alla risoluzione
pacifica delle controversie, un messaggio
di immenso significato per le generazioni
che hanno sperimentato in prima persona
le atrocità della guerra. In Medio
Oriente, l'UNICEF ha promosso il dialogo
tra bambini e adolescenti israeliani e palestinesi
perché possano costruire relazioni
di pace e riannodare un rapporto di fiducia
e solidarietà tra i due popoli.
L'UNICEF crede che, contro la cultura dell'odio
e della guerra, sia fondamentale promuovere
una cultura della pace: per tale motivo
ha deciso di collaborare con il portale
Buonpernoi.it all'iniziativa "Facciamo
la pace" per sensibilizzare l'opinione
pubblica e stimolare ogni singolo individuo
a impegnarsi in prima persona. L'iniziativa
offre la possibilità di affrontare
il tema della pace in modo diverso, coinvolgendo
direttamente i singoli attraverso Internet
e la TV. Dare visibilità alle esperienze
personali di riconciliazione può
attivare infatti un circolo virtuoso di
solidarietà, di disponibilità
a capire le ragioni dell'altro. In questo
senso la campagna "Facciamo la pace",
muovendo da un tentativo di riconciliazione
che riguarda la sfera individuale è,
allo stesso tempo, un contributo concreto
alla promozione della cultura della pace
per la società intera.
Roberto Salvan
(Direttore Generale dell'Unicef)
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