Una Mano alla Pace Il Giornale della Pace Pace Fatta !
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Pace a vele spiegate


Perché avete aderito alla campagna Facciamo la Pace?

Al di là delle convinzioni personali, abbiamo aderito a questa campagna come Velisti per Caso perché anche la nostra trasmissione è nata come un gesto di distensione e di pace. L'11 settembre eravamo nei cantieri dove stavano costruendo Adriatica, la barca con la quale stiamo facendo il giro del mondo. L'evento ci ha sconvolti, e abbiamo ripensato al senso di questa nostra iniziativa: aveva senso pensare a un giro del mondo?

Ti ricordo che allora tutti i viaggi furono annullati, crollarono le azioni delle compagnie aeree, il turismo subì un tracollo. In quel momento l'idea di viaggio sembrava un'idea perduta. Ci siamo fatti un po' di esame di coscienza e abbiamo parlato molto con i nostri amici collaboratori e produttori.
E tutti, dopo un primo momento di smarrimento hanno confermato che il nostro giro del mondo aveva ancora più senso dopo l'11 settembre. Il fatto che lo facessimo con una barca a vela e cioè con uno strumento lento, naturale, era quasi un modo di misurare la grandezza della terra giorno dopo giorno, chilometro per chilometro. Era un gesto di riappropriazione di una dimensione, una dimensione sia fisica - per la vastità della terra - che umana.

Syusy ha avuto un'intuizione che a me è servita molto. Lei dice: "Che bello, dopo avere viaggiato per il mondo, ho dei riferimenti: se sono qui seduta a mangiare, guardo l'orologio e so che l'amica che ho conosciuto in Terra del Fuoco ora sta dormendo, quell'altro in Giappone starà pregando". E così via. Ti senti meno solo, e dai una concretezza agli altri popoli, alle loro abitudini, alle loro condizioni di vita. E rispettarli, avere nei loro confronti un atteggiamento di pace, diventa un fatto naturale.
E' come costruirsi un atlante geografico, fatto di immagini quotidiane, semplici. Un atlante fatto di persone. Ecco, questo atlante ti trasmette un senso pacifico.

E poi, noi non siamo giornalisti, siamo semplici viaggiatori, non siamo in contatto con le grandi catastrofi che fa la storia. Anzi, come ogni turista normale, ce ne teniamo alla larga. Per esempio, eravamo al Cairo quando ci furono alcuni attentati. Non ce ne siamo nemmeno accorti: non siamo giornalisti in prima linea per cui succede un casino e andiamo là. Se succede un casino, noi non ci andiamo.

Un luogo turistico poi, è un luogo pacifico per definizione. È anche un luogo ecologico, un luogo che custodisce storie, cultura, umanità. Il turismo per sua definizione è una bonifica, o dovrebbe esserlo.
Poi c'è anche il turismo con effetti negativi, come il turismo sessuale, oppure il turismo che porta alle speculazioni edilizie. Ma sono cattivi investimenti in termini turistici, e secondo me non dureranno.


Che impressione hai avuto dai tuoi viaggi? Com'è l'approccio della gente che incontrate, pacifico o aggressivo?

L'approccio diretto e pacifico è la prima reazione umana, quella spontanea. Me ne sono reso conto girando il mondo: la prima leva è sempre la curiosità, quindi se ti rivolgi a una persona e gli chiedi una cosa, in genere ti risponde positivamente. E' anche una questione di curiosità, oltre che disponibilità. Questo non vuol dire che l'uomo sia tendenzialmente buono, ma nelle relazioni quotidiane è evidente che il fare la pace è possibile.
Sono invece assolutamente pessimista per quanto riguarda i macro processi politici e soprattutto economici. Sono i processi di carattere economico che fanno sì che, inevitabilmente, si vada verso la guerra. E che finiscono col condizionare anche i comportamenti personali. E i comportamenti di natura molto individualista e egoista sono comportamenti di guerra, perché creano conflitti. Conflitti immediati, e anche a medio lungo termine.
Ti faccio un esempio. Ho una figlia di 7 anni, che va a scuola. C'è stata recentemente una riunione con insegnanti e genitori per discutere proprio degli atteggiamenti prepotenti e molto individualisti di questi bambini, che spesso non ascoltano la lezione e poi pretendono che la maestra faccia delle lezioni individuali. Come mai questi bambini sono così? Dove hanno preso questi atteggiamenti, se già così piccoli sono così individualisti? Evidentemente li hanno assorbiti dall'ambiente intorno a loro.
Ancora, facciamo finta di non sapere che uno sfrenato consumismo ha ripercussioni economiche sul resto del mondo. Perché è ovvio che se compro di tutto e poi butto via, c'è qualcuno da qualche parte che non può comprare, perché io mi sto accapparando anche le sue risorse.
A Haiti, che dicono che sia il posto più povero della terra, ho parlato con una suora francescana che era molto più arrabbiata di un no global nostrano. Arrabbiata con il suo stile, francescano, quindi garbato. Però quando le ho chiesto "Sorella, come mai qui ad Haiti c'è tutta questa povertà, qual è il problema?". Lei mi ha risposto: "È molto semplice: visto che i prezzi delle materie prime vengono stabiliti dai paesi ricchi e valgono per tutti, qui ad Haiti, non possono permettersi di pagare nemmeno il necessario".

Anche il ramo progressista della politica dà per scontato che l'unica via d'uscita dalla miseria sia lo sviluppo. Io non me ne intendo, però cerco da tanto tempo un economista che invece provi a prendere in considerazione il fatto che questo tipo di sviluppo potrebbe cambiare.
Io ho visto l'India e la Cina. Se cominciano a consumare un decimo di quanto consumiamo noi, siamo finiti. Non è possibile che questo mondo funzioni e si sviluppi solo se ogni anno inquina di più, produce di più e se si ferma è perduto. Mi sembra l'equilibrio di uno che cammina su una corda, e visto che sta per cadere, fa dei passi sempre più veloci per restare in equilibrio: forse non oggi o domani, ma alla fine cadrà, per forza.

Per cui dal un punto di vista dei conflitti in senso lato, sono estremamente pessimista. Anche perché mi sembra che ci sia una carenza assoluta di progettisti, di visionari, che possano tracciare una rotta che non sia autolesionistica. Guarda Bush quante possibilità aveva di sfruttare a profitto proprio e dell'umanità intera la tragedia delle due torri. Ma non l'ha fatto. E ancora, doveva esserci il modo di risolvere il conflitto arabo israeliano, ma si sono incartati in una situazione folle. E ora siamo qui ad aspettare che spostino la guerra in Iraq, con la scusa che faranno apparire Bin Laden anche lì.
Anche noi nel progettare il nostro viaggio siamo in braghe di tela di fronte alle incognite che il pianeta ci pone: dobbiamo sempre essere pronti a cambiare la rotta, perché in ogni istante potrebbe scoppiare una guerra in un paese che dobbiamo attraversare. Anche questo dà la dimensione di quanto sia ormai diffuso uno stato belligerante, tanto da sembrare permanente.

Però credo che una quotidianità pacifica sarà comunque il substrato di questi conflitti. I racconti di mio padre e mia madre di quando c'era la guerra, sono racconti di un minimalismo felice, quasi.
L'uomo non può mica vivere sempre in guerra, per cui tenterà di costruire un modo di difendersi dai conflitti. Il rischio è che questa difesa sia fatta in maniera criminale e folle: come a Rio, in Brasile. E' un posto bellissimo, ma dove non vorrei essere ricco. I ricchi in Brasile girano armati, o con la scorta armata, o con un doberman. Vivono in condomini che hanno le inferriate fino al quarto piano, e al posto del portinaio in alcuni quartieri c'è un signore con un fucile a pompa. Questo mi insegna che se voglio essere ricco e felice, devo pagare le tasse e ridistribuire la mia ricchezza e fare in modo che quelli che mi stanno attorno non siano così arrabbiati con me, altrimenti mi rovinano la mia sicurezza e la mia gioia.


Ma una società civile pacifica, che tu stesso affermi esistere, non pensi che potrebbe influenzare le scelte politiche o economiche?

Se devo essere sincero no. Mi viene in mente una scena che ha girato Syusy in India. Era notte, e le persone appoggiavano dei lumini su delle foglie che poi lasciavano trasportare dalla corrente del Gange. Una scena meravigliosa che non dimenticherò mai. I lumini bruciavano e spargevano la loro luce. Ma era il Gange a portarli. Non so se mi spiego. Noi siamo i lumini, belli finché ti pare. Ma navighiamo sul Gange, è lui a portarci.
Senza contare che il nostro grado di coerenza è molto basso. Tutti vogliamo fare la pace. Ma una volta assodato che i tuoi gesti quotidiani hanno ripercussioni concrete sulla pace e guerra, sull'economia e sui rapporti di forza tra i popoli, allora bisognerebbe essere coerenti e cambiarli. Ma io per primo non li cambio. Mi hanno spiegato che se mangio una bistecca faccio fuori molte più risorse che se mangiassi una pannocchia. Ma io mangio la bistecca, è una cosa che è più forte di me, fa parte del mio costume, delle mie abitudini, la mia vita è fatta così.

Per cui l'unica cosa che posso sforzarmi di fare, è quella di essere un egoista razionale. E' questo essere progressista.
Vogliono eliminare la scuola pubblica? Metti che io abbia i soldi per pagarmi una scuola privata stupenda. Perfetto. Ma se tutti quelli che mi circondano, a cominciare dal tranviere e a finire con il poliziotto, hanno potuto frequentare solo pessime scuole, diventa un bel problema per me. Se invece sono persone evolute, è tutto a mio favore.
Ed è la stessa cosa per quanto riguarda l'assistenza sanitaria. È mio interesse che ci sia una situazione in cui la gente sta bene. Anche se non è confortante pensare che per ottenere un po' di giustizia bisogna fare leva sugli istinti peggiori dell'uomo.


Eppure continuate, tu e Siusy, a girare per il mondo, e ad avere un impegno molto concreto a favore della diffusione di atteggiamenti pacifici.

E' vero. E' perché se ragiono, non sono ottimista, ma se agisco lo sono. Istintivamente, ho voglia di andare a vedere il mondo, e questo è un gesto di ottimismo. Ho voglia di raccontare quello che vedo e entusiasmare la gente su questo, ed è un gesto di ottimismo. Non c'è più l'ottimismo della ragione, ma l'ottimismo viene più dall'istinto. Ho una figlia di 7 anni, cosa faccio? Smollo tutto?
è l'ottimismo che trapela dai gesti quotidiani di tutti.
Il quotidiano è fatto di mille micro avvenimenti, per cui per fortuna non vediamo mai tanto in là.
Ci vorrebe la lucidità di uno storico, ma per fortuna non ce l'abbiamo.

C'è questo doppio binario, almeno io la vedo così: da un lato, l'umanità nelle sue molecole individuali, che è una cosa stupenda, perché sono tutte persone che ti commuovono e ti coinvolgono. E poi l'umanità come formicaio, che sta andando a suicidarsi.
Per cui non sono per niente ottimista, razionalmente. Ma la vita è più forte.