Una Mano alla Pace Il Giornale della Pace Pace Fatta !
 
La pace si impara


In cosa consiste il corso sulla mediazione dei conflitti? Quali sono le premesse e gli obiettivi?
Fare mediazione significa gestire il conflitto, a qualunque livello esso si manifesti, cercando però modalità inedite sul piano socio-istituzionale. La differenza, rispetto alle soluzioni di carattere giuridico, è che ci si concentra soprattutto sull'origine dei comportamenti cosiddetti antisociali (e/o antigiuridici) anziché limitarsi a gestirne le conseguenze e limitarne i danni. Un mediatore infatti non è né un arbitro, né un consigliere, né un giudice: il suo scopo non è risolvere il problema negoziando un accordo o formulando sanzioni o prescrizioni.

E che cosa fa invece un mediatore?
Se si rimane ancorati all'oggetto della contesa, il conflitto rimane, latente, in ciascuno dei confliggenti, perché si situa ad un livello diverso da quello materiale, vale a dire sul piano delle emozioni.

Ed è proprio sul piano delle emozioni che si svolge il lavoro del mediatore. Prima di tutto tenta di far emergere le emozioni che sono all'origine del conflitto: la sofferenza che si vive in una situazione di conflitto è dovuta proprio al fatto che ciascuna delle parti non si sente riconosciuta dall'altra nelle sue emozioni. Le persone coinvolte in un conflitto sono isolate nel proprio vissuto, nella propria versione dei fatti, e sono quindi incapaci di percepire il sentire dell'altro. Nella maggior parte dei casi, non sono nemmeno in grado di identificare le proprie emozioni, tanto meno riescono a comunicarle all'altro in modo efficace.
Compito del mediatore, dunque, è facilitare questo processo di scoperta - reciproca e individuale - fungendo da "specchio" che rimanda ai confliggenti le loro emozioni. In questo modo si arriva a una sorta di catarsi, in cui ciascuno dei mediati riesce a esprimere le proprie emozioni: rabbia, paura, dolore ecc. Solo dopo che questo è avvenuto si può passare alla fase successiva, che consiste nel condurre i mediati a ri-incontrarsi, a ri-conoscersi nella propria realtà.

E poi cosa succede? Quando si considera riuscita una mediazione?
Il risultato di una mediazione non è quantificabile. Ci può essere una riparazione materiale dei danni provocati, ma non è questo l'obbiettivo principale. Una mediazione si considera "riuscita" quando le persone coinvolte nel conflitto riescono a uscire dal problema contingente che li vede cristallizzati nei reciproci ruoli di "vittima" e "colpevole" e ad incontrarsi attraverso il reciproco riconoscimento delle emozioni e della sofferenza.
All'inizio del libro Lo spirito della mediazione, la Morineau afferma: "Il nostro obiettivo a lungo termine è quello di promuovere una cultura della pace nel mondo" perché la mediazione "è un momento, un luogo dove esprimere le nostre differenze e riconoscere quelle degli altri".

Che cosa ti aspetti da questo corso?
Ho cominciato il corso soltanto a febbraio di quest'anno, per cui ho davanti a me ancora molta strada da percorrere. Senza contare che la formazione del mediatore non si può mai dire completa e definitiva, ma si approfondisce nel corso di tutta la vita. E' chiaro che ciascuno di noi si trova ad affrontare il conflitto quotidianamente (in ambito familiare, sentimentale, lavorativo ecc.), e sono quindi convinta che approfondire la capacità di gestire le situazioni conflittuali possa aiutare a vivere meglio. E' per questo che mi sono iscritta al corso. Soprattutto, ciò che mi ha attratto nelle premesse di questo corso è l'affermazione che per essere mediatore dei conflitti altrui bisogna anzitutto essere mediatori di se stessi. È proprio questa dimensione intrapersonale del percorso di mediazione che mi ha maggiormente attratto. E, in effetti, devo riconoscere che da quando ho iniziato il corso non soltanto sono diventata più brava a riconoscere le mie emozioni, ma sto anche imparando a lasciarle sfogare anziché negarle o nasconderle agli altri e a me stessa.

In che modo ritieni che il corso possa aiutare a fare la pace? A te è successo?
Il Corso di Formazione privilegia la sperimentazione pratica, e quindi i conflitti vengono simulati dagli stessi partecipanti: due o più di loro, a turno, inventano una situazione di conflitto e recitano la parte dei confliggenti. Nonostante la natura artificiale del conflitto inscenato, è interessante notare fino a che punto gli "attori" si calano nella parte: il conflitto acquista sempre una dimensione reale, perché per recitare il ruolo del confliggente ognuno attinge al suo vissuto, alle sue emozioni, al suo bagaglio personale di esperienze di conflitto. Nel corso di queste simulazioni, dunque, ho assistito a casi in cui i confliggenti, con l'aiuto dei mediatori, hanno sperimentato una vera catarsi e, in alcuni casi, una riconciliazione con l'altro. Quando è venuto il mio turno di assumere le vesti della confliggente ho recitato la parte di una figlia in conflitto con il padre: è stata un'esperienza molto forte perché gli interventi dei mediatori hanno fatto emergere le emozioni di entrambe le parti in conflitto e, per la prima volta, mi sono sentita di comprendere e ri-conoscere il sentire di un genitore. Pur non avendo di fronte i miei veri genitori, è stato come trovarmi davvero a confronto con loro, sviscerare e quindi sradicare i fattori che determinano il conflitto nella vita reale.