Una Mano alla Pace Il Giornale della Pace Pace Fatta !
 
Costruire la pace, dopo la guerra


A Marzabotto il 29 settembre 1944 furono massacrati dalle truppe tedesche 1830 civili inermi, in un eccidio durato molti giorni.
I civili rastrellati nella zona vennero rinchiusi nella chiesa di San Martino, quasi tutti donne, vecchi, bambini. Il racconto di alcuni superstiti dice che i nazisti aprirono il fuoco. Molti non morirono subito, e vennero freddati con un colpo alla nuca. Anche un neonato. Altri ci misero tre giorni a morire. E per tre giorni si sentirono i lamenti dei feriti. I tedeschi restarono lì davanti. Nessuno osò avvicinarsi.

Uno dei ragazzini che è riuscito a scappare oggi ha settant'anni. Dentro alla chiesa c'erano sua madre, sua sorella, tre sue zie. Lui scappò per i boschi, e si nascose. I tedeschi salirono nel bosco. Racconta, oggi, che si appiattì talmente contro la terra che gli sembrava di entrarci.
Un altro racconta che i tedeschi ammazzarono ogni forma vivente della valle, anche le mucche, anche le galline. Il massacro andò avanti per giorni, in tutte le case, in tutti i casolari. Quel giorno cancellarono una cultura intera: "Furono tre giorni che non passavano nemmeno i topi. Era mattina presto, e mia mamma mi ha detto Francesco scappa scappa che ci sono i tedeschi. Nella chiesa, oltre a lei, ho lasciato due sorelle di 16 e di 18 anni. Ammazzate e sfigurate". Se dovessero chiamarlo a testimoniare sul massacro, andrebbe in Germania? "No, non ci metterò mai piede, la Germania mi fa paura, e mi fa paura quella lingua", dice.

L'impegno dei sopravissuti e dei familiari delle vittime a favore della pace è un impegno quotidiano, lento, paziente. Come ha detto il presidente tedesco Rau, che il 17 aprile di quest'anno è venuto a onorare le vittime di Marzabotto, a loro va il merito di avere mantenuta viva la memoria e non l'odio.
Franco Lanzarini, uno dei sopravissuti all'eccidio di Marzabotto, non perdona gli autori della strage. Il perdono, per lui, è cosa diversa dall'impegno per la pace. Proprio per essere un sopravissuto, ha radicato nella coscienza la necessità di fare in modo che quanto accadde allora non debba più ripetersi. Per questo è uno degli animatori della Scuola di Pace di Monte Sole. Quello della scuola, è un impegno che darà i suoi frutti solo tra molti anni: lavorano infatti soprattutto con bambini e ragazzi, non solo italiani ma anche israeliani e palestinesi. Ogni anno sono migliaia i giovani studenti che salgono a Monte Sole, per ascoltare dalla viva voce dei protagonisti cosa successe in quegli anni, che a volte sembrano ancora drammaticamente vicini.


Che cos'è la Scuola di Pace?

Nel 1999 per volere degli enti locali e di diverse associazioni è stata inaugurata la Scuola di Pace. Vi si studia l'educazione alla pace, la soluzione dei conflitti in modo non violento, il rispetto dei diritti fondamentali di donne e uomini, il disarmo. La scuola è divisa in due sezioni: c'è l'Osservatorio di ricerca permanente sulle cause dei conflitti e sulle condizioni della pace nel mondo, e il Laboratorio di educazione e formazione alla Pace.
Attualmente la scuola ospita associazioni che rispettano queste finalità. Ad agosto, ormai da qualche anno, viene organizzato un Campo a 4 voci con ragazzini dai 16 ai 18 anni italiani, tedeschi, israeliani e palestinesi. Gli animatori culturali dei rispettivi paesi cercano di sviluppare rapporti non conflittuali e metodologie di comportamento. Così facendo cerchiamo di rafforzare la volontà di costruire la pace
I frutti di questi lavori si vedranno tra molti anni. Ci conforta sapere che in tutti questi paesi vengono adottate le stesse linee pedagogiche di intervento per educare alla pace.

Parliamo di Monte Sole. Nel 1967 Walter Reder, il comandante del 16 battaglione della divisione SS responsabile dell'eccidio di Marzabotto, ha chiesto di poter chiedere scusa ai superstiti. La votazione che si svolse in paese terminò con 282 NO e 4 SI. Come spiega questo risultato?

Io sono un superstite di quelle giornate e assieme a mia madre abbiamo votato per il no. La richiesta di Reder non poteva essere recapitabile. Il perdono è una sensibilità individuale, non può esistere un sentimento collettivo.
Quella non fu un'azione di guerra. I tedeschi sapevano benissimo che i partigiani erano sulle colline, ma si fermarono in paese e nelle vallate intorno. I punti del massacro civile furono157. I morti, 1800. Fu un atto di terrorismo.


Quali sono le parole chiave per una Scuola di Pace?

Ricordare, illustrare, dare conto dei luoghi e delle azioni della memoria. La pace si fonda sulla memoria: ricordare affinché non si ripetano gli errori del passato. Oggi viviamo nella cultura del presente e nell'incertezza del futuro, ma del passato nemmeno una traccia. E' un Presente senza Memoria. Il lavoro della Scuola di Pace, in questo senso, è controcorrente. Ma ricordare è solo il primo pezzo del nostro lavoro. Bisogna partire dalla memoria per fare educazione alla pace. E' questo che tentiamo di fare con i bambini (8.000-10.000) che tutti gli anni vengono a Monte Sole.


Il 17 aprile il Presidente della Repubblica federale tedesca J. Rau è venuto a Marzabotto dove nel 1989 è nato il Primo Parco Storico Italiano. Come si può commentare questa visita?

Non abbiamo mai confuso i nazisti con il popolo tedesco. E' per questo che la visita e le parole del Presidente Rau sono state veramente importanti. Il presidente ha detto: "Dopo la guerra, gran parte dell'Europa era ridotta a un cumulo di macerie: una riconciliazione sembrava impossibile. Invece abbiamo saputo ricostruire le democrazie, abbiamo imparato il dialogo e la solidarietà". Questo è quanto ha riconosciuto Rau. Ma il suo intervento è stato molto di più: ha condannato le iene vestite di nero, ha individuato le responsabilità personali, ha chiesto il perdono, ha riconosciuto a Marzabotto la capacità di coltivare la pace e non l'odio.


Il 29 giugno 2001 Giovanni Lindo Ferretti organizzò un concerto a Monte Sole, dal titolo 'Per grazia ricevuta', dedicato ai morti di Marzabotto, ai partigiani, a Don Dossetti. Una delle canzoni diceva:
"Canto la forza che nasce dalla morte, una forza cosciente e serena che ne sa sostenere la pena, capace di pietà, capace di far fronte, avanzare, capace di vittoria, di pacificazione…"