Una Mano alla Pace Il Giornale della Pace Pace Fatta !
 
Per fare la pace bisogna saltare


Quando è arrivato Galtung, eravamo tutti intimiditi e in soggezione. Non capita tutti i giorni di incontrare uno che è riuscito a mettere pace tra due nazioni, per di più in Sudamerica. Due nazioni che si sparavano addosso per una questione di confini e approvvigionamento idrico. Si litigavano un pezzo di fiume. E si sparavano addosso, vanno per le spicce le nazioni, proprio come due bambini che si litigano un giocattolo. Solo che non era un giocattolo, era un fiume. E le bombe erano vere, non di carta. E sono morte migliaia di persone.

Come ha fatto Galtung a metterli d'accordo? La soluzione, una volta che la si sa, sembra scontata. Ma non è facile farsi venire in mente le soluzioni, ci vuole allenamento. Proprio così, allenamento alla pace. Cominciare a pensare in termini non di contrapposizione, ma di mediazione. E' sempre possibile una mediazione. Sempre. Bisogna però imparare a ascoltare l'altro, e capire le ragioni occulte, quelle che non ti dice.

Insomma, come ti stavo dicendo, eravamo tutti intimiditi, il giorno del seminario. E Galtung ci ha spiazzati un'altra volta. Perché sai da dove è partito? Da una 'situazione di conflitto in casa Galtung'. Il problema da risolvere era il seguente: i coniugi Galtung avevano acquistato una bella casa al mare, nel sud della Spagna. Bella ma piccola, anzi minuscola. E una volta finiti i lavori si sono resi conto che… mancavano gli armadi. Se ne erano completamente dimenticati. Che fare? La signora Galtung era su tutte le furie. Il signor Galtung anche. Si sarebbe dovuto rinunciare al tavolo da pranzo, o al letto per farci entrare un armadio. "Oppure potremmo chiedere ai nostri ospiti di venire solo con i costumi da bagno, tanto qui c'è sempre il sole", diceva il signor Galtung, con l'unico risultato di fare infuriare ancora di più la moglie. Per fortuna c'era Pepe, il muratore. Che non ha mai seguito un corso di mediazioni dei conflitti, ma è pratico e pieno di buon senso. La soluzione è stata quella di mettere dei chiodi, e lì appendere i vestiti.

La storiellina che ci ha raccontato Galtung all'inizio del seminario, aveva uno scopo preciso che si riassume in poche parole: la soluzione di un conflitto sta sempre nella terza dimensione.
Come nel caso del conflitto tra Ecuador e Perú: era chiaro che nessuno dei due avrebbe rinunciato facilmente a quel pezzo di fiume, e che qualunque accordo sarebbe stato destinato a venire infranto, prima o poi. Bisognava trovare un accordo che non comportasse rinunce per nessuno dei due. Galtung propose la costruzione di una zona binazionale con un parco ecologico, a gestione congiunta. E la proposta è passata, e sta funzionando. Perché tutti (o quasi) vogliono vivere in pace, ma bisogna dotarsi di strumenti adeguati.

Galtung non ama il termine 'risoluzione del conflitto'. Il conflitto non va eliminato, ma trasformato. I conflitti sono fruttuosi: se non ci fossero saremmo sempre uguali, non cambieremmo mai. Il conflitto, dunque, va visto anche come una ricchezza. Lo diventa se si trasforma in dialogo.
La proposta del territorio binazionale è simile al "trucco" del guardaroba: il trucco è uscire da un discorso, nel caso del conflitto Ecuador-Perú, un discorso tutto centrato su come tirare una linea di confine all'interno di una geografia senz'anima. Perché 54 anni di guerra per arrivare ad un territorio binazionale? Perché si è vittime di un paradigma, di un modo di pensare, che è quello bidimensionale. Prendiamo un altro esempio: mi ha chiamato un topo che era chiuso in un labirinto, e mi ha detto: "Sono dentro ad un labirinto, ad ogni uscita c'è una zona dove si ricevono degli shock elettrici e dall'altra parte c'è del formaggio. Cosa farebbe uno specialista di conflitti? Sono in una zona di ambiguità: desidero il formaggio ma voglio evitare la scossa..." La soluzione è ovvia - saltare - ovvero andare nella terza dimensione.

Certo che le cose si complicano, nella realtà: nella realtà i conflitti non sono mai tra buoni e cattivi, ma quasi sempre tra buoni e buoni o tra cattivi e cattivi. Non esiste La Verità, ma tante verità: le parti in conflitto hanno sempre le loro ragioni. Il compromesso è la maniera più semplice per farli essere scontenti entrambi. E' che siamo abituati a ragionare in termini di duello (e questo è molto maschile, dice Galtung), per cui la proporzione è sempre 0 a 100: o vince uno o vince l'altro. Invece più ampio è lo spettro di possibilità, meno è probabile la violenza. Ogni conflitto concreto va interpretato in più modi . Più possibilità vediamo, meno è probabile la violenza. Se abbiamo un insieme ricco di possibilità di uscita, possiamo scegliere la soluzione più accettabile e sostenibile, mediante il dialogo. E bisogna sempre tenere presente che una persona da sola riesce a trovare solo 5 o 6 soluzioni. Ma un gruppo ne trova sicuramente di più.

E Davide cosa fa per fare la pace?
Tutto quello che posso: faccio volontariato al wwf, sto molto attento a tutto quello che consumo… E da ultimo, ho fatto un bambino.

Sito internet di Transcendent, l'associazione di Johan Galtung:
www.transcend.org