Una Mano alla Pace Il Giornale della Pace Pace Fatta !
 
Una Pace lunga un anno


Giovanni Benzoni è uno degli ideatori di questo progetto, che è costato tempo e fatica. L'idea gli era già venuta tra l'80 e l'85, quando era assessore al Comune di Venezia: "Ero riuscito a fare passare una legge che promuovesse una fondazione per la pace. Ma sa come vanno queste cose, le lungaggini e gli intoppi burocratici… E non è successo nulla fino al 1996". E' in quell'anno infatti che nasce la Fondazione Venezia per gli Studi di Pace, che però fino al '98 non è stata molto attiva. I soci erano il Comune, la Regione e la Provincia di Venezia. "C'era anche una sede molto prestigiosa, un ex convento che era stato ristrutturato ma era un po' una scatola vuota. I soldi erano pochi, e sono stati usati per fare un convegno annuale, che certo non è stato del tutto inutile, sono confluiti a Venezia un po' di professori da tante università, anche straniere, e certo che erano contenti di passarsi qualche giorno a Venezia.
Sì lo so, sono volutamente polemico, e, ripeto, non è che non sia stato fatto nulla…" Ma? "Ma non era quello che volevamo. Io sono un bacato probabilmente, ma sono convinto che la ricerca e la militanza per la pace siano una delle condizioni imprescindibili della vita". Ricerca e militanza. Giovanni Benzoni sottolinea queste due parole. E si capisce che è impossibile farlo desistere, e che non saranno certo gli intoppi burocratici e qualche scaramuccia accademica a farlo rinunciare. E infatti ha continuato: "All'interno della fondazione c'era anche il progetto IRIDE, che era l'area un po' più movimentista. Da lì è partita l'idea dell'Annuario per la pace.

L'idea era di mettere in sinergia le persone con gli eventi: tutti gli anni la gente si mobilita per una guerra o per un'altra. Ma spesso molte guerre vengono dimenticate. Portare la gente a riflettere su quanto sta accadendo, senza seguire solo i titoli più grandi sui giornali. Da questo è partito il tutto".
Di che cosa si compone quindi questo annuario? "Il nucleo centrale è una cronologia (che viene fatta con l'aiuto di Internazionale) perché la nostra memoria è spaventosamente breve. Lei se lo ricorda per che cosa ci si mobilitava a gennaio dell'anno scorso? Ecco. L'idea era quella di mettere in ordine tutto quello che era stato fatto. Misurare i fatti (guerre ecc.) con il tipo di reattività della gente manifestante. E' un'operazione fondamentale: bisogna sapere su che cosa ci si sta mobilitando e perché lo si fa su quello e non su un'altra cosa". In questa operazione è stato determinante l'apporto di Peacelink (www.peacelink.org) , che è uno dei più grandi collettori on line di tutto quello che si muove intorno alla pace: "Stanno costruendo il peacelink data base, una banca dati per organizzare e rintracciare informazioni utili sulle associazioni e le riviste dell'area ecopacifista e del volontariato".
Esistono realtà più piccole e nascoste che non trovano spazio sui grandi giornali. E' a queste ultime che è stata data la preferenza: "In questo percorso abbiamo scoperto la buona volontà e la tenacia di gruppi di persone spesso molto piccoli ma estremamente determinati: come si spiegherebbe il fatto che Foggia e non Roma o Milano è la città italiana al primo posto nell'obiezione di coscienza alle spese militari?"
Un altro dei collegamenti che l'Annuario intende creare è quello tra queste realtà 'sotteranee' ma agguerrite, e la sfera istituzionale, che finalmente si sta muovendo, anche sulla scia delle risoluzioni ONU sull'educazione alla pace: " Nel 2000 l'ONU ha dichiarato l'anno e il decennio universale per l'educazione alla pace, e questo ha dato un certo impulso alla ricerca. Finalmente anche in Italia le Università stiano muovendo i primi timidi passi in questa direzione, per cui si stanno aprendo dipartimenti che si occupano del Fare pace, del costruire la pace. Questo è importantissimo, trasmettere il più possibile il concetto che la Pace è una cosa che si può e si deve costruire, e alla quale si può educare".
Ampio spazio viene dato anche alla riflessione che sono possibili nuovi di stili di vita, e che i comportamenti di pace possono partire ad esempio anche da una sobrietà nei consumi, come dimostra la Campagna Bilanci di Giustizia (http://www.mercatiesplosivi.com/guerrepace/default.htm).
"E non bisogna mai dimenticare la possibilità di un'informazione alternativa, che ogni giorno di più sta diventando realtà, come dimostrano riviste come Carta, Vita, e tante altre, che, attraverso la presenza su Internet, stanno mettendo su delle vere "redazioni allargate in rete", formate dai lettori". E' un modo di partecipazione che va ben oltre la tradizionale rubrica per le lettere, e Giovanni Benzoni ricorda don Milani e la scrittura collettiva. "La possibilità di collegare fra loro le informazioni è davvero una rivoluzione, da cui l'arcipelago della pace non può che trarre giovamento. Anche per evitare che ognuno viva sulla propria isoletta, mentre nel mondo "che conta" i poteri forti si collegano e si globalizzano per farsi sempre più forti".

E' stato un lavoro lungo e faticoso, di ricerca di contatti e contributi. C'era persino un appello su Internet, che chiedeva contributi a chiunque fosse disposto. Naturalmente nessuno è stato pagato, si è trattato di un lavoro totalmente volontario.
Alla fine è stato trovato anche un editore, Asterios, (http://www.asterios.it/) che è di Trieste ma di origine greca: "la sua è una storia abbastanza originale. E' greco, e fa il commerciante di olive. Lo faceva anche in Grecia, e poi ha continuato anche quando si è trasferito a Trieste. Ha una collana, piccola ma ben fatta, di libri sulla globalizzazione, tra gli autori che pubblica c'è anche Ignazio Ramonet, di Le Monde Diplomatique".
Altre iniziative? "Organizziamo anche un Salone di Editoria per la Pace, ce ne è stato uno a Venezia lo scorso dicembre. E' un modo un po' per sensibilizzare, un po' per dare visibilità ai piccoli editori che si occupano di queste cose, e che ne hanno bisogno".