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Il mito di Poseidone
Dopo aver deposto il padre Crono, i tre dei Zeus, Ade
e Poseidone estrassero a sorte delle tessere da un elmo
per decidere su quale parte dell'Universo ognuno avrebbe
esercitato il suo dominio: stabilito che la terra appartenesse
a tutti, a Zeus toccò il cielo, ad Ade l'oltretomba,
a Poseidone il mare. Quest'ultimo costruì uno
splendido palazzo subacqueo al largo di Egea, in Eubea,
nel quale oltre a lui avrebbero dimorato i cavalli bianchi
dagli zoccoli di bronzo e dalle criniere d'oro che tiravano
il suo cocchio (all'apparire in superficie del Dio le
tempeste si placavano e mostri marini emergevano dalle
onde per fargli da scorta). Cercando una moglie che
si trovasse a suo agio negli abissi, Poseidone corteggiò
la ninfa Teti, ma in seguito seppe da una profezia che
il futuro figlio (Achille, il cui padre fu poi Peleo)
sarebbe diventato più famoso di lui, e rinunciò.
Prese quindi in sposa Anfitrite, un'altra ninfa, ma
al pari di Zeus con Era fece soffrire molto la propria
moglie con continui tradimenti (ebbe a turno come amanti
svariate dee, ninfe e donne mortali). Ma di Poseidone
non si ricordano solo le gesta amorose, bensì
anche e principalmente la sua avidità di assicurarsi
sempre maggiori spazi. Questa lo spinse un giorno ad
avanzare pretese sull'Attica (il Dio del mare scagliò
il suo tridente nell'acropoli di Atene e si dice che
quando soffia il vento del Sud si possa udire il remoto
fragore della risacca). Questo portò a una contesa
con Atena per il possesso della città: gli dei
stabilirono (per un voto solo, e Zeus si astenne) che
la città dovesse spettare alla dea guerriera,
e questo rese furioso Poseidone che più volte
in seguito cercò di espropriare territori ad
altri dei (si ricordano, per esempio, gli scontri con
Zeus per Egina, con Dioniso per Nasso, con Elio per
Corinto). Proprio per questa sua aggressività
il Dio del mare è solitamente rappresentato come
cupo e litigioso, avido e prepotente.
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