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Il Pianeta Azzurro
Vandana Shiva racconta nel suo ultimo libro Le guerre
dell´acqua, appena tradotto da Feltrinelli, come
trovandosi in viaggio nella regione indiana del Rajasthan,
sul treno che la portava a Jaipur venissero servite
bottiglie d´acqua di una sottomarca della Pepsi.
In città invece, a causa di una forte siccità
che aveva colpito la regione, erano stati eretti piccoli
chioschi, i cosiddetti jal mandirs [templi dell´acqua]
dove l´acqua veniva offerta in dono agli assetati.
Commenta Shiva: "Mi trovavo di fronte a un conflitto
tra due culture: quella che vede l´acqua come
qualcosa di sacro, la cui equa distribuzione rappresenta
un dovere per preservare la vita, e quella che la considera
una merce e ritiene il suo possesso e commercio due
fondamentali diritti d´impresa".
Lo stesso conflitto si svolge a livello planetario,
ed è bene rappresentato da quanto è successo
recentemente tra Kioto e Firenze. Le due città
hanno ospitato tra il 17 e il 22 si marzo due Forum
mondiali sull´acqua. Quello ufficiale si è
svolto a Kioto [17-22], con i rappresentanti di governi,
associazioni, ditte private, e anche molte Ong. Il forum
di Kioto è stato il terzo appuntamento del World
Water Council, il cui attuale vicepresidente è
anche il vicepresidente della Suez, una delle maggiori
multinazionali di acqua minerale del mondo.
Molte altre associazioni [Comitato Italiano per il Contratto
Mondiale sull´Acqua, CIPSI; Campagna Acqua Bene
Comune; ATTAC Italia; Legambiente; WWF Italia; Rete
Lilliput; Forum Ambientalista; Associazione Consumatori
Utenti; Associazione culturale Punto Rosso] hanno preferito
darsi appuntamento a Firenze dal 20 al 21 marzo, in
aperta contrapposizione con il Forum di Kioto, di cui
non condividevano le finalità.
A Kioto è stato sottolineata la grave situazione
connessa alla distribuzione e gestione della risorsa
acqua, con cifre allarmanti: nella prossima cinquantina
d´anni rischiano di essere più di tre miliardi
le persone che avranno difficoltà nell´accesso
all´acqua, con conseguenze drammatiche sulla salute,
e sulle lotte che si scateneranno per l´approvvigionamento.
Nonostante questo, nella dichiarazione finale uscita
dal forum di Kioto non è stata inserita la definizione
di acqua come diritto fondamentale dell´uomo.
Inoltre, la proposta francese di un osservatorio mondiale
sui progressi nella lotta alla sete non è passata.
E, soprattutto, il finanziamento alla lotta alla sete
è rimasto fermo a 80 miliardi di euro, quando
è stato calcolato che ne servirebbero 180. In
più, la maggior parte dei finanziamenti stanziati
andranno a ditte private, o a progetti che riguardano
le città, quando l´84% delle popolazioni
che non hanno accesso all´acqua risiede in zone
rurali.
Non è stato inserito neppure l´allarme
per i cambiamenti climatici indotti dall´aumento
delle emissioni nocive e dalla deforestazione, quando
l´Organizzazione Metereologica Mondiale annunciava
proprio negli stessi giorni che le catastrofi naturali
legate a cause climatiche hanno provocato nell´ultimo
anno danni per 1000 miliardi di euro.
Gli organizzatori del forum di Firenze sono partiti
dal Manifesto Mondiale dell´Acqua stilato su iniziativa
del CIPSI e del suo presidente Riccardo Petrella. Al
forum, oltre che numerose Ong, hanno partecipato anche
i rappresentanti di numerosi enti locali, il presidente
della Regione Toscana, economisti e attivisti dei diritti
umani da tutto il mondo.
Uno degli argomenti più dibattuti è stata
la democrazia partecipativa che è stata unanimemente
riconosciuta come l´unica via per affrontare le
problematiche legate all´acqua, sia a livello
globale che locale. Per questo si è arrivati
alla proposta di istituire un Parlamento mondiale dell´acqua.
Tra i primi punti del documento [non ancora concluso,
per espressa volontà degli organizzatori] che
è uscito dalla due giorni fiorentina, c´è
quello che definisce l´acqua come bene comune
dell´umanità, quindi da amministrare pubblicamente.
In proposito, sono state riportate molte esperienze
dirette: le più gravi e scioccanti sono sicuramente
quelle che riguardando la Bolivia, dove la svendita
degli acquedotti a società private ha causato
un aumento dei prezzi di oltre il 50%. Il risultato
è stato che circa la metà della popolazione
è stata esclusa di fatto dalla possibilità
di aprire i rubinetti. La rivolta è scoppiata,
e il costo di vite umane pagato è stato altissimo.
A Grenoble invece, dove senza scontri di piazza si è
fatto ritorno alla municipalizzazione dei servizi idrici,
il costo della bolletta dell´acqua è diminuito
del 44%.
La tendenza però è inequivocabile: l´Europa,
infatti, nell´ambito dei negoziati per la liberalizzazione
del mercato dei servizi, portati avanti in questi anni
dall´Organizzazione mondiale del Commercio [Wto],
ha intimato a moltissimi Paesi dell´Africa e dell´America
Latina di privatizzare i propri servizi idrici, per
sostenere le grandi multinazionali dell´acqua,
per la maggior parte europee.
Insomma, cosa sta succedendo? È lo scontro che
sta andando avanti almeno dagli anni Novanta su due
concezioni ben distinte di intendere il bene pubblico.
L´acqua, fonte di vita per poveri e ricchi, donne
e uomini, bianchi e neri, sembra fatta apposta per farne
emergere tutte le contraddizioni. Da un lato il mondo
dell´Economia che, sventolando cifre e dati [tutti
veritieri, sia ben chiaro] dice che la risorsa acqua
costa troppo cara agli stati. E aggiunge [sempre cifre
alla mano] che la gestione statale non ha fatto altro
che disastri, inquinando e sprecando. E per questo chiede
a gran voce che venga affidata a lei la gestione. Dall´altro
la ´seconda potenza mondiale´, come è
stata recentemente definita, ovvero quella parte di
società più attenta e preoccupata per
il proprio futuro, che obbietta che l´inquinamento
e gli sprechi sono stati fatti proprio dalle grandi
multinazionali e teme che la privatizzazione della risorsa
acqua porterà solo a maggiori squilibri. E per
questi motivi chiede che sia la politica a occuparsi
dei bisogni fondamentali: non si può incidere
più di tanto sulle scelte delle grandi aziende,
mentre la politica è costretta per la sua stessa
natura a scelte più trasparenti.
Ricordate Bowling a Colombine? In quel documentario
[recentemente premiato agli Oscar], il regista Michael
Moor legava indissolubilmente il dilagare degli omicidi
negli Stati Uniti alla mancanza dello stato sociale.
Come a dire che laddove i servizi primari [scuola, sanità,
ecc.] non sono costruiti grazie al contributo della
comunità, i vincoli comunitari si spezzano, e
aumenta un individualismo molto simile a quello raccontato
dai film western: la lotta dell´individuo per
il proprio bene personalissimo, la conquista di una
frontiera perenne, per raggiungere la quale non si bada
a scrupoli.
"Abbiamo messo il fiume al tappeto. Lo abbiamo
steso, inchiodato alla carta geografica. Diamine, è
per questo che siamo venuti fin qui". Chi parla
è Francis Crove, uno dei responsabili della grande
diga costruita sul fiume Sacramento, che sta letteralmente
demolendo uno degli ecosistemi più ricchi del
pianeta, riducendo tra l´altro molti contadini
alla fame.
Un approccio ben diverso alla risorsa acqua di quello
raccontato da Vandana Shiva nel bel libro già
citato. In quelle pagine si possono trovare i 108 nomi
con cui in India si definisce il fiume Gange. Uno di
questi è Ajnana-timira-bhanu, e cioè "Una
luce nelle tenebre dell´ignoranza".
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