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Glauco e Scilla
Nelle Metamorfosi Ovidio racconta la tragica storia
dell'amore di Glauco per la bella Scilla.
Glauco era un pescatore della Beozia, forse il figlio
di Poseidone, il dio del mare. Un giorno, mentre si
riposava, si accorse che uno dei pesci che aveva pescato,
a contatto con l'erba di un prato vicino, era ritornato
in vita e si era rituffato fra le onde.
Attirato dagli enormi poteri di questa erba ne mangiò
e sentì una fortissima passione per la vita marina:
abbandonò la terra trasformandosi in una creatura
divina, un nuovo dio del mare.
Scilla era una fanciulla bellissima e corteggiata che,
però, respingeva ogni suo pretendente.
Appena Glauco la vide, mentre si rinfrescava in una
caletta d'acqua, se ne innamorò, ma Scilla fuggì
rifiutandolo, come aveva fatto con gli altri.
Glauco chiese aiuto alla maga Circe affinché
preparasse un filtro d'amore per conquistare la bella
fanciulla. Ma la maga, si invaghì di lui e, vistasi
rifiutata, decise di vendicarsi su Scilla.
Con erbe malefiche preparò una pozione e recitò
un sortilegio con cui infettò le acque della
caletta dove la giovane era solita riposarsi. Quando
Scilla si immerse nelle acque si trasformò in
un orribile mostro con sei teste e cani latranti che
le spuntavano dai fianchi. Condannata a vivere in quell'antro,
da quel giorno terrorizzò e uccise i naviganti
che di lì transitavano.
Glauco disperato per il destino dell'amata fuggì,
ma si rifiutò di unirsi a Circe che si era così
crudelmente vendicata della fanciulla, sua inconsapevole
rivale.
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