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I miti dell'acquario
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Solo fino a pochi decenni fa gli abissi sono riusciti
a tenere gelosamente nascosti i loro reconditi meandri.
Anche per questo, in quasi tutte le culture, sono
vissuti come luoghi leggendari popolati da creature
mitologiche, da demoni e da dei. In questi imperscrutabili
"teatri sottomarini" la creatività
dell´uomo ha spesso avuto il sopravvento totale
sulla realtà, partorendo leggende con protagonisti
interamente fantastici. |
non di rado, però, gli stessi abitanti del mare,
quelli veri, quelli che oggi affollano i documentari naturalistici,
hanno a loro volta ispirato le menti di antichi e contemporanei,
collocandosi al centro di un universo narrativo denso
di significati simbolici.
Certamente emblematico in questo senso è il
delfino. Animale intelligente e socievole, era stato adottato
come simbolo positivo già nell´antichità:
Aristotele, per esempio, riferisce nella sua "Storia
degli animali" la credenza allora comune secondo
la quale i delfini sorvegliavano i giovani bagnanti per
evitare loro disgrazie e che, quando queste malauguratamente
accadevano, essi si prodigavano per riportare pietosamente
le vittime a riva. I delfini erano inoltre ben visti anche
dai navigatori, che interpretavano i loro fischi come
presagi propizi. Arrivando a tempi più vicini a
noi, infine, questi simpatici cetacei sono stati assunti
dai simbolisti cristiani come emblema della virtù,
della carità e della purezza: non a caso a volte
la loro effigie è stata impressa anche sulle fonti
battesimali.
Nel singolare mondo dei mammiferi marini, comunque, il
delfino e la sua aura di positività rappresentano
un´eccezione: sia l´orca sia la balena,
infatti, complici probabilmente le loro dimensioni, sono
state dipinte con le tinte più fosche. La prima
è stata direttamente paragonata alla morte, tra
gli altri da Stefano D´Arrigo, un romanziere siciliano
di metà ottocento, che ha riassunto con queste
parole la sua opinione del cetaceo di bianco e di nero
striato: "Lo volete sapere in due parole cosa fa
l´orca? Fa il cerchio della morte intorno al mondo,
e gira, gira, incavallando onde e dando morte a rotazione
continua". Un po´ più in chiaroscuro,
ma comunque sempre tormentato, è il rapporto della
letteratura con la balena. Nel romanzo di Melville, "Moby
Dick", il capodoglio rappresenta un simbolo diverso
per ognuno dei personaggi del racconto. Per il capitano
Achab, che nella caccia all´animale ha perso una
gamba, il cetaceo è l´incarnazione del male;
per padre Mapple è il mostro biblico, lo strumento
di cui Dio si avvale per elargire doni e proibizioni;
infine per Isamaele, l´io narrante, la balena è
nel contempo benigna e malvagia, splendida e orribile,
vulnerabile e immortale.
Scendendo dall´enormemente grande all´infinitamente
piccolo, dalle balene ai molluschi, si passa da una mitologia
di morte a una simbologia che richiama la comparsa e la
perpetuazione della vita sulla terra. Nell´isola
di Samoa, per esempio, il polpo è un animale sacro,
considerato a tutti gli effetti un dio-creatore, coinvolto
nella genesi dell´universo. In Europa certo non
si è mai arrivati a questi estremi, ma, come puntualizza
Renè Guenon in "Simboli della Scienza Sacra",
seppie e calamari sono frequentemente ritratti nell´arte
micenea come emblema della primigenia apparizione della
vita. Fa eccezione solo la piovra che nelle descrizioni
spaventose di Plinio il Vecchio è una bestia gigantesca
con la testa capace di contenere quindici anfore e con
i tentacoli nodosi come vecchi bastoni.
All´orrido dei calamari giganti fa da contro altare
la fascinosa spietatezza dello squalo bianco, ossia una
delle figure centrali nella mitologia marina. Come spiega
Herman Melville, al di là dei tanti particolari
fisici e delle tante leggende sulle sue abitudini di caccia,
è proprio il colore bianco ad acuirne la ferocia:
"…che cos´altro se non la loro soffice e fioccosa
bianchezza li rende quegli orrori ultraterreni che sono?
è quella bianchezza spettrale che impartisce una
bonarietà così orrenda…".
Se il bianco dello squalo è sinonimo di spietatezza,
i colori dell´ippocampo, più comunemente
conosciuto come cavalluccio marino, hanno al contrario
sempre riecheggiato la tenerezza, e non solo nel mondo
infantile. Le leggende ritraggono questo pesciolino come
salvatore caritatevole di tante fanciulle cadute tra i
flutti, e molti autori latini, da Galeno a Plinio il Vecchio,
narrano con partecipazione le virtù medicali delle
polveri da esso ricavate, impiegate in farmacopea per
rimarginare le ferite.
L´ondeggiare tra queste credenze a volte truculente
a volte solari potrebbe continuare all´infinito,
perchè infiniti sono stati i ricami cuciti dalla
fantasia umana attorno alle creature degli abissi. Nel
passato, infatti, era comune a tutti, marinai, filosofi
e scrittori, guardare agli abitanti delle acque elevandosi
al di sopra della pura apparenza. Oggi forse non è
più così? Certo è più difficile
farlo: le indagini e le osservazioni dei biologi ci hanno
svelato molti dei misteri nascosti sotto la superficie
dell´acqua e ormai molti miti ai nostri occhi sono
solo semplici storielle. Il fascino del mondo sottomarino
e dei suoi inquilini non è però destinato
a tramontare. Non è di sicuro arrivata l´ora
del crepuscolo nell´ambito della fiction, tant´è
vero che sia i film per adulti sia i cartoni animati per
ragazzi continuano ad attingere copiosamente dal novero
delle creature marine, dividendosi, ora come in passato,
tra l´ammirata narrazione di un universo sommerso
e la drammatica rilettura delle tragedie a esso legate.
Solo per citare un paio che di esempi a molti familiari,
granchi, gamberi e delfini sono i simpatici protagonisti
della "Sirenetta", una delle ultime produzioni
disneyane, mentre lo squalo è il sanguinario pesce
assassino al centro del film che Spielberg ha ispirato
ad alcuni drammatici fatti di cronaca occorsi sulle coste
statunitensi.
Grande schermo a parte, inoltre, nella vita di ciascuno
di noi è probabilmente presente e forte il ricordo
infantile di conchiglie raccolte, di inseguimenti a minuscoli
branchi di pesciolini o di fughe da granchi troppo invadenti.
Piccoli eventi, solo semplici frammenti di vacanze passate,
ovvio, dai quali però nasce spesso la voglia di
visitare isole, fondali e acquari per continuare a sognare
i colori e le forme del variegato mondo sottomarino. A
occhi aperti naturalmente.
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