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Organizzare il commercio equo e solidale

prodotti equiOgni tanto vediamo in giro qualche bottega di commercio equo e solidale. La trovata è geniale: il nostro acquisto viene caricato di molti significati e con un unico gesto possiamo assaporare realtà di posti lontani, dare un segnale in controtendenza a chi abbiamo vicino, e aiutare l'economia di Paesi disagiati. Ma questa iniziativa di commercio alternativo va guidata. Vediamo chi, fra gli altri, se ne occupa e come si fa a saperne di più.

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Veneto “da gustare”

Una vista delle dolomitiÈ sempre più raro gustare cibi genuini e salutari. È per questo che Viaggi Solidali propone una vacanza di quattro giorni per scoprire il Veneto attraverso i cibi tipici della sua tradizione. Senza dimenticare la solidarietà.

Compilation Favole dal mondo


favole dal mondoLa tolleranza verso le culture diverse dalla nostra può partire solo dalla conoscenza. Degli usi, del cibo, della religione, della storia dei popoli e anche delle favole.Per tutti i bambini del mondo c’è una favola, e tutti siamo stati bambini.
Qui una raccolta al di là di latitudini e confini per grandi e piccoli.

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Nascere e crescere sani

© UnicefIl rapporto Unicef di quest'anno fotografa la condizione dei bambini in tutto il mondo. Calano le morti. Ma gli Obiettivi del Millennio sono ancora lontani.

un coro che conta

Il coro diretto da Lella Costa

Lella CostaUna Lella Costa particolarmente in forma ci racconta come ha scoperto di essere una consumatrice ecologicamente corretta.

Il cuore dei giocattoli

logo sicurezzaAnche i giocattoli hanno un cuore. Basta saperlo cercare e lasciar perdere le mode o le star della pubblicità. Sono i giocattoli di legno, di seconda mano così come quelli equi e solidali che alimentano la catena della solidarietà e dei diritti di chi li produce.

Una fiaba dalla Palestina: Il lamento dell'acqua

Un giorno il sultano e il suo visir andarono a fare una passeggiata nei boschi. Giunti a una radura, raccolsero un po’ di legna e fecero un bel fuoco su cui, per ristorarsi, fecero bollire dell’acqua presa dal fiume.

Mentre l’acqua bolliva, la sentirono cantare e piangere.
“Cosa dice l’acqua?” chiese il sultano al visir. Ma questi non seppe che rispondere. Il sultano si adirò: “Se non sarai in grado di dirmi cosa dice l’acqua, ti farò tagliare la testa. E ora vai, hai quaranta giorni di tempo per scoprirlo”.
Il visir si allontanò impaurito e preoccupato. Dove poteva trovare qualcuno che gli svelasse le parole dell’acqua? Decise di vestirsi da derviscio e cominciò a girare per tutta la regione. Nei paesi la gente lo accoglieva sempre bene, gli offriva da mangiare e da bere, ma appena si azzardava a chiedere cosa dicesse l’acqua, tutti lo guardavano come se fosse un pazzo.
Un giorno un taglialegna gli fece preparare un pranzo da sua figlia. La figlia preparò dodici uova, una pagnotta e una brocca d’acqua e disse al padre: “Padre mio, dà queste cose che ho preparato al derviscio, e digli: ‘l’anno contiene dodici mesi, la luna è piena e il mare è colmo”.
E così fece il taglialegna quando diede le offerte al derviscio. Ma questi rispose: “Ringrazia tua figlia, e dille che l’anno contiene undici mesi, la luna non è piena e il mare non è colmo”.
Il taglialegna tornò dalla figlia e le riferì il messaggio, e lei lo rimproverò: “Padre mio, che hai fatto?”. Il taglialegna confessò: “Avevo fame, e ho mangiato un uovo, un pezzo di pane e ho bevuto un sorso d’acqua”.
Ma intanto il derviscio pensava: “Sicuramente questa ragazza può dirmi cosa dice l’acqua”. Quando rivide il taglialegna si fece accompagnare da sua figlia: “Ti prego, fanciulla, dimmi cosa dice l’acqua e cosa significa il suo canto sul fuoco, altrimenti il sultano mi farà tagliare la testa”.
“Non te lo dirò mai, lo dirò solo al sultano in persona”.
Così decisero di partire e di recarsi dal sultano, il visir, il taglialegna e sua figlia. Il sultano le chiese: “Dimmi, ragazza, cosa dice l’acqua quando è sul fuoco”. Ma lei rispose: “Mio sovrano, te lo dirò solo dopo che mi avrai sposata”.
Il sultano non voleva sposare la figlia di un umile taglialegna, ma il consiglio dei saggi gli chiese di farlo, per salvare la vita al visir.
Il giorno dopo le nozze, quindi, il sultano chiese alla ragazza che era diventata sua moglie: “Dimmi, ti prego, che cosa dice l’acqua mentre bolle sul fuoco”.
E lei rispose: “L’acqua parla e dice: ‘io vengo per prima, corro nel fiume, abbevero gli alberi e le loro radici, e poi il loro fuoco mi scotta’. Questo vuol dire che l’acqua, che è stata tanto generosa con la legna, la rimprovera per ricompensarla così male”.
Il sultano fu così contento della risposta che disse: “Adesso tu sei sultana come io sono sultano”.





6/8/2008

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Crediti
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