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Il mito nel piatto GRANDE

Il mito nel piatto

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L’arbusto del mare

In tavola lo usiamo per insaporire le pietanze e, senza saperlo, arricchiamo così i nostri piatti di antiche leggende: il rosmarino ha infatti ispirato fin dall’antichità varie credenze, a partire dal suo nome che lo lega al mare…

Quando all’arrosto aggiungete il rametto di rosmarino state in realtà insaporendolo col profumo del mare. Sì perché se si considera l’etimologia del latino rosmarinus ci si accorge che è strettamente legato ai flutti… C’è chi ritiene significhi “rugiada del mare” (ros maris) chi invece “rosa del mare” (rosa maris) e chi ancora “arbusto del mare”. Insomma il rosmarino è una pianta dei flutti: l’avreste mai detto? Tutta colpa dei suoi fiorellini azzurri come le acque del suo habitat naturale che lo vede crescere nella macchia mediterranea. Mare, ma non solo. Il rosmarino presso i Romani era anche simbolo della casa: coi suoi rametti venivano infatti incoronati i Lari, geni familiari della casa. Per gli antichi egizi alludeva invece all’immortalità: era infatti usanza aggiungerne qualche manciata in mano al defunto per facilitarne il viaggio verso l’oltretomba. Anche nel cristianesimo si ritrova l’allusione al rosmarino: una leggenda andalusa narra che un rosmarino ha permesso a Maria, in fuga dai soldati di Erode, di salvarsi nascondendosi tra i suoi rami.
Dall’antichità spostiamoci al Medioevo: anche in quel periodo proliferarono le leggende sul rosmarino. Si riteneva che il suo legno fosse magico e perciò vi si ricavavano amuleti, talismani, cucchiai contro gli avvelenamenti e persino pettini contro le calvizie. Venendo ai nostri giorni si incontrano invece credenze legate alle proprietà benefiche della pianta: per esempio nelle campagne bolognesi dell’Ottocento si pensava che i suoi fiori, posti a contatto della pelle all’altezza del cuore donassero felicità. O che il profumo della pianta, messa in un vaso vicino alle foglie, allontanasse gli effluvi che portavano malattie e potenziasse la memoria.

Fonte: Florario, Alfredo Cattabiani, Oscar Mondadori 1998

3/7/2008

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