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La medicina che non guarisce

Dopo le malattie inventate a tavolino, ecco le cure superflue o, peggio, dannose. L’ultimo libro di Jörg Blech ci aiuta a conoscere gli aspetti poco chiari della medicina, per imparare a difenderci da trattamenti superflui e inutili che aumentano gli incassi dei medici ma danneggiano il nostro corpo.

La medicina che non guarisceQuando ci rechiamo in un ambulatorio medico a causa di qualche disturbo che ci affligge, siamo soliti affidarci completamente al nostro dottore, riponendo tutta la fiducia nelle sue mani e non domandandoci, neanche per un istante, se quei fogli pieni di nomi di farmaci, esami e terapie, compilati con tanta solerzia, siano effettivamente la soluzione ai nostri problemi. La medicina, infatti, si configura come una scienza, che raramente subisce contestazioni, sia da coloro che se ne servono per curarsi, i pazienti, sia dagli stessi operatori del campo. Insomma, la parola del medico è sacra, e noi pazienti eseguiamo scrupolosamente quello che il dottore ci consiglia: assumere farmaci, sottoporci ad esami o, nel peggiore dei casi, ad interventi.

Se tutto questo groviglio di procedimenti sia effettivamente quello che occorre per stare bene, se lo chiede Jörg Blech, studioso di scienze naturali e giornalista, nel suo ultimo libro “La medicina che non guarisce”. Non è un medico, Jörg Blech. Però – scrive – “molte delle ricerche e delle opinioni presentate in questo volume sono da attribuirsi a medici”. L’autore mette sul banco di prova la medicina, analizzando criticamente alcuni procedimenti che, se da alcuni medici sono ritenuti assolutamente indispensabili ed efficaci, possono al contrario rivelarsi inutili, superficiali e, nel peggiore delle ipotesi, più nocivi del non-intervento. Meglio tenere le mani a posto, quindi? Secondo il parere di Blech, sarebbe meglio conoscere attentamente quello che la medicina ci spaccia come “unica soluzione”, prima di dire “Sì” ad un intervento chirurgico dagli esiti misteriosi.

Le percentuali, d’altronde, parlano più di qualsiasi altro elemento: secondo il “New England Journal of Medicine”, rivista di fama mondiale, una percentuale tra il 20 e il 40% dei pazienti si sottopone
a trattamenti medici che non si rivelano di alcuna utilità. Insomma, a volte sembra proprio che il paziente sia vittima di imbrogli volti a soddisfare gli interessi economici di qualcun altro. La superficialità dei trattamenti si riscontra in cure di tipo farmacologico ma anche, soprattutto nel campo della chirurgia. Gli USA sono un esempio da citare: rispetto ai vicini canadesi, gli americani prescrivono il bypass sette volte di più e spendono, per la salute del cittadino, il 75% in più rispetto ad altri paesi. Questo, purtroppo, non implica che l’aspettativa di vita americana aumenti: anzi, i vicini canadesi vivono più a lungo. Ma i medici americani guadagnano almeno il doppio.

Il fenomeno del trattamento medico inutile assume un che di ridicolo quando i medici diventano pazienti: infatti, la classe medica, quando deve intervenire sulla propria salute, disdegna i farmaci e le terapie che generalmente prescrive ai propri pazienti. Uno studio condotto dall’Università di Heidelberg si occupò di chiedere ad alcuni medici tedeschi se avrebbero accettato di sottoporsi ad alcune operazioni “standard” della loro specialità. La percentuale del consenso, incredibilmente, non superava il 41%. Il quadro che ne viene fuori, presenta una duplice realtà: da un lato, i medici che preferiscono affidarsi a metodi più prudenti e meno invasivi; dall’altro, i pazienti che subiscono interventi di tutti i tipi, il più delle volte, inutili.

Se la fiducia nella medicina è cosi viva, è dovuto anche al fatto che generalmente, anche dopo casi evidenti di “ciarlataneria”, l’aura dell’autorevolezza viene conservata intatta dal professionista fino alla sua morte. Pur di non dimostrare ai pazienti che anche i medici, in quanto esseri umani, possono commettere errori, passa molto tempo prima che una prassi medica errata venga “sepolta”. È raro, se non impossibile, che i media parlino di una ricerca che, se inizialmente aveva prodotto ottimi risultati, in un secondo momento si è rivelata una “bufala”. Ancor più raramente capita che un medicinale sospetto venga ritirato dal mercato, pena la credibilità dei medici e dell’industria farmaceutica.

Blech, attraverso un efficace confronto, paragona gli ambulatori medici a dei veri e propri supermercati, in cui sono presenti tutti gli elementi tipici di un negozio: le offerte, i prezzi, le strategie di marketing “abbindolatrici”. E i medici che si rendono conto che tutto ciò va contro qualsiasi codice deontologico, sono davvero pochissimi. Anzi, alcuni ne rivendicano l’utilità per difendere i propri posti di lavoro.
Blech ci presenta esempi impressionanti. Incredibilmente, la diagnosi per la prevenzione dei tumori, la chemioterapia, gli interventi ortopedici, la chirurgia cardiovascolare, se paragonati ai casi di non-intervento o ai “placebo” (si finge, ad esempio, di operare un paziente) non presentano effetti più soddisfacenti, anzi: i risultati sono uguali e, a volte, anche migliori nei finti operati.
La medicina che cura davvero, quindi, qual è? Sicuramente quella della conoscenza: imparare a capire che il nostro corpo, per fortuna, non sempre è malato, e che molti trattamenti non occorrono. In secondo luogo, essere critici, anche verso ciò che ai nostri occhi appare incontestabile. La medicina commette degli errori, e Blech ci da una mano a districarci in un mondo dove non tutto è chiaro e limpido, come qualcuno vuole farci credere.

Jörg Blech nasce nel 1966 a Colonia, ha studiato biologia e biochimica in Germania e in Gran Bretagna. Ha frequentato una scuola di giornalismo ad Amburgo e ha collaborato con varie riviste. Dal 1999 scrive per “Der Spiegel”. Il suo primo best-seller è stato “Gli inventori delle malattie”.

Angela Suriano
15/3/2007

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