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Il mito nel piatto GRANDE

Il mito nel piatto

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Mirto: la pianta sacra di Afrodite

Mentre gustate un ottimo liquore al mirto, immergetevi nella più classica delle leggende greche, quella della disputa tra Era, Atena ed Afrodite che portò alla guerra di Troia. Si dice che Afrodite, preferita alla altre da Paride, si cinse il capo proprio col mirto...

mirto“Con un rametto di mirto e una rosa
in mano sorrideva, e i suoi capelli
sul collo le cadevano e le spalle”


Così scrive Archiloco, il famoso poeta delle invettive, vissuto a Paro, in Grecia, nella prima metà del VII sec a.C., che in questa occasione rivela però un animo dolce e tenero nei confronti dell’amore. Nella sua poesia figura il mirto, la leggendaria pianta sacra proprio alla dea Afrodite, la dea greca dell’Amore la quale, dopo il giudizio di Paride, che la preferì ad Era ed Atena (scatenando così la loro invidia e, conseguentemente, la guerra di Troia), si cinse la testa con una corona composta da rametti di mirto intrecciati. Per questo motivo i greci consideravano la pianta un simbolo di amore e bellezza. Anche in pittura il mirto fa la sua entrata in scena trionfalmente. Lo stesso Tiziano, il grande pittore veneto del 1500, nel suo dipinto “Amor Sacro e Amor Profano” ci mostra una Venere (corrispettivo romano della greca Afrodite) con il capo cinto dal mirto mentre persuade Medea (la quale circuì Giasone e lo aiutò nella conquista del vello d’oro). In cucina sia Greci che Romani utilizzavano il mirto per le sue proprietà medicamentose, ricavandone decotti, olii, estratti e pomate con i quali curavano malattie come l’ulcera e alcune affezioni delle vie respiratorie. Nel Medioevo i profumieri ottenevano dai suoi fiori, tramite distillazione, un’essenza chiamata “acqua degli angeli” oppure dai suoi frutti ricavavano un colorante nero che poteva essere impiegato nella colorazione degli indumenti o per la scrittura.
Ai nostri giorni, invece, il mirto viene soprattutto utilizzato in Sardegna: qui, dalle sue bacche, si ricava un liquore famoso per il suo gusto dolce e pungente.

Erica Tizzoni
7/6/2007

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