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Il mito nel piatto
Il melo di Afrodite, il farro delle vestali e la fava di Pitagora. Piatti e alimenti ci raccontano storie, miti e leggende da assaporare con gusto.
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Ci si può curare mangiando? E´ possibile con un´alimentazione adeguata trovare equilibrio e serenità? Per Roberta Maria Atti, nutrizionista e naturopata a New York, la qualità del cibo che mangiamo ha un effetto sulla nostra salute e sulla nostra anima. Ecco la preziosa raccolta delle sue ricette e dei suoi suggerimenti.
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E' noto ormai che alle primizie, spesso costose e di scarsa qualità, va preferita la frutta di stagione, ma ancora poco si sa sulle vecchie varietà di frutta. E pensare che dall’inizio di questo secolo è andato perduto circa il 75% della diversità genetica tra le piante coltivate, alberi da frutto compresi. Che fare? La salvaguardia di antichi frutti dipende anche da noi che dovremmo darci da fare per portare in tavola la frutta antica: via libera allora a sorbi, cotogni, prugnoli, lime, limette, piretti…
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Il coro diretto da Lella Costa
Una Lella Costa particolarmente in forma ci racconta come ha scoperto di essere una consumatrice ecologicamente corretta.
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Cara la mia benzina
I benzinai minacciano di scioperare e gli automobilisti cercano modi per risparmiare. Perché la benzina costa tanto? Risparmiare si può? Lo abbiamo chiesto agli avvocati delle più importanti associazioni di consumatori.
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Col cavolo
In inverno non c’è niente di meglio che una calda zuppa di cavolo. E se poi l’accompagnate a qualche bicchiere di vino, non temete: per gli antichi Romani il cavolo è a prova di sbronza.
Una leggenda greca narra che un giorno Licurgo, il principe di Tracia, distrusse le vigne del suo podere, offendendo Dioniso al quale erano sacre. Il dio, irritato, legò Licurgo ad un ceppo e il principe cominciò a piangere; dalle sue lacrime nacquero i cavoli che da quel giorno furono ostili alla vite. La credenza popolare voleva quindi che il cavolo, piantato appresso ad un piede della vigna, vi si discostasse crescendo meraviglioso nella direzione opposta. La sua crescita verso l’alto fu anche ispiratrice di molti racconti popolari in India e nei Paesi arabi che vedevano il cavolo come una scala simbolica capace di condurre gli eroi verso il Paradiso. Greci ed Egizi, invece, lo usavano come rimedio efficacissimo contro le ubriacature, credendo che dopo aver mangiato del cavolo crudo fosse possibile bere vino a volontà senza conseguenze. Tale credenza fu mantenuta nei secoli, tant’è vero che nelle illustrazioni coniate durante l’Impero Romano l’immagine del cavolo era accompagnata dalla scritta “ne gravet ebrietas”, “affinché non sia troppo fastidiosa l’ebbrezza”. E Plinio era giunto a definirlo pianta miracolosa, perché mangiandone i Romani amanti del vino, evitavano di ricorrere ai medici. Questa pianta così potente era in realtà consumata in Grecia principalmente durante mense frugali: ecco perché ancor oggi la si usa per indicare qualcosa privo di valore in molte comuni espressioni come “non vale un cavolo” o “non ti do un cavolo”. Nonostante le sue povere origini il cavolo è però un alimento ricco di sostanze benefiche, protidi, lipidi, calcio e vitamine, ma la sua digestione laboriosa non lo rende molto adatto ad una merenda. Così, quando si vuole indicare come qualcuno o qualcosa non siano adatti ad un ruolo o a una situazione si usa dire la conosciuta frase “ci sta come un cavolo a merenda”.
Valeria Botrugno 28/2/2007
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