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Dossier: Buoni di cuore - Un coro che conta
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Gli snack solidali

“Non ci vedo più dalla fame” recita il famoso spot della Fiesta. Ma ora per lenire il languorino di metà mattina fanno capolino nei distributori automatici gli snack del commercio equo e solidale.

distributori automatici eticiOrmai li troviamo ovunque: in uffici pubblici e privati, in scuole, università, ospedali e persino sulle pensiline dei binari delle grandi stazioni. Ma la lista potrebbe allungarsi... Solo le macchinette che erogano caffè sono più di 700 mila nel nostro Paese per non contare i distributori automatici di bevande fredde, snack e gelati. Insomma gli Italiani sono stati conquistati dal così detto auto-shop: inserisci la moneta, selezioni la bevanda e il gioco è fatto. E’ rapido, veloce e soprattutto ti permette, stando comunque entro le quattro mura dell’ufficio a portata d’occhio del superiore, di concederti una pausa, sgranocchiando una merendina o sorseggiando un caffè.

distributore coca colaL’auto-shop promosso a pieni voti? Non proprio perché le aziende che riforniscono i distributori automatici sono generalmente poco attente ai prodotti che mettono in vendita. Gli snack e le bevande che trovate in bella esposizione dietro al vetro sono molto spesso quelli delle grandi multinazionali accusate di sfruttamento del lavoro nel Sud del Mondo, Nesltè e Coca Cola in testa. Da un paio d’anni il mondo del commercio equo e solidale si è reso conto che la campagna di boicottaggio contro questi colossi doveva passare anche da lì, da quei distributori automatici che ogni giorno milioni di persone utilizzano. Come? Inserendo nei distributori automatici snack e bevande solidali che già le botteghe del mondo e le grandi catene (dalla Coop all’Esselunga) vendono con l’obiettivo di raggiungere un numero sempre maggiore di Italiani, sensibilizzandoli a consumi etici. Una sfida non da poco considerate le pressioni delle major alimentari, sfida che però sta iniziando a dare i suoi frutti, contando soprattutto sulla sensibilità delle pubbliche amministrazioni. Quali per esempio?

distributori autometici prodottiIn primis Roma e Bologna. Nella Capitale già dallo novembre scorso due Municipi (il V e l’XI) hanno messo al bando la Coca Cola accusata dal sindacato latinoamericano Sinaltrainal di aver fatto ricorso in Colombia "sia pure indirettamente e attraverso aziende imbottigliatrici, a squadroni della morte paramilitari per assassinare 49 sindacalisti". Al posto della bevanda gassata più venduta al mondo questi Municipi hanno promosso la diffusione di bevande alternative come il Guarnito e la Beuk Cola erogate con distributori automatici solidali. A Bologna con l’introduzione dell’“Agenda 21” sono stati installati distributori automatici di prodotti equi e solidali in alcuni locali della Pubblica Amministrazione come l'atrio dell'Ospedale Maggiore, alcuni uffici del Sant'Orsola-Malpighi e il Centro provinciale per l'impiego. Sempre in Emilia da segnalare la Provincia di Parma che, su proposta dell’assessorato alle Politiche sociali e sanitarie, ha deciso dal giugno scorso di dare un’impronta solidale alla quotidianità dei propri dipendenti utilizzando nei distributori automatici anche prodotti del sud del mondo. “E’ importante che la Provincia sia permeabile a questi argomenti per far comprendere quanto è fondamentale che cultura ed economia vadano di pari passo” ha dichiarato l’assessore provinciale Tiziana Mozzoni. E per finire, ma la lista sarebbe ancora lunga, da citare il Comune di Genova che ha approvato un capitolato d’appalto per il rifornimento di 150 distributori automatici prevedendo che una percentuale sia riservata a prodotti solidali.
Chi concorrerà alla gara d’appalto di Genova per i distributori equi e solidali? Chi si contende insomma questo mercato di nicchia dell’auto-shop etico? Per il momento, stando anche a una ricerca pubblicata sul numero di ottobre di Altreconomia, a lanciarsi nel mercato della distribuzione automatica equo e solidale sono da una parte le aziende tradizionali che in questo modo ampliano la loro offerta di prodotti, e dall’altra parte le botteghe del mondo. Ed è proprio questa la grande novità: le cooperative che gestiscono i punti vendita del commercio equo e solidale non si limitano a rifornire di prodotti le aziende tradizionali, ma diventano loro stesse gestori, installando propri distributori automatici. Il Raggio Verde, cooperativa piemontese, è una pioniera del settore: ha iniziato già nel 1999 e oggi conta una sessantina di macchine installate con un fatturato annuo di 120 mila euro. Più giovane, ma ugualmente ben avviata, è anche l’esperienza della cooperativa milanese Chico Mendes.

E gli Italiani come hanno reagito alla novità del distributore solidale? Si danno allo snack etico e al caffé del Sud del mondo o preferiscono le classiche merendine? Stando ai dati della sperimentazione condotta a Bologna non ci sono dubbi: “All’Ospedale Maggiore, dove ci sono tre macchinette – fa sapere Paolo Pastore, direttore TransFair Italia, dal bollettino dell’associazione Botteghe del Mondo – nonostante il prezzo del caffè equo sia 5 cents in più rispetto a quello tradizionale (40 cents contro 35) la metà dei lavoratori in pausa preferisce quello etico. I consumatori quindi conoscono il commercio equo e solidale e lo apprezzano. In un anno sono stati consumati 150 kg di caffé, considerando che con 1 kg si fanno circa 140 tazzine, questa è la conferma di un trend in crescita.” Che l’attenzione allo spuntino etico si stia diffondendo tra i consumatori lo dimostrano anche le iniziative promosse dagli studenti dell’Università Roma Tre e della Cattolica di Milano che hanno chiesto ai rispettivi senati accademici di introdurre distributori solidali. Richiesta accettata, ma mentre a Milano continueranno a rimanere anche quelli tradizionali, a Roma Tre verranno invece completamente sostituiti quelli attuali con distributori equi, segno che il mondo accademico si sta adeguando alla sensibilità degli studenti, sulle tematiche dello sviluppo e della sostenibilità ambientale. L’ordine del giorno votato in Senato Accademico prevede inoltre ‘’che nei bar interni alle Facoltà di lettere e Giurisprudenza, venga ampliato il paniere di offerta dei prodotti alimentari, lasciando agli studenti, docenti e personale non docente la possibilità di effettuare i propri consumi in base ai principi che ispirano la propria moralità, offrendo perciò la possibilità di scegliere prodotti equamente e solidarmente sostenibili.”

Un’attenzione lodevole quella dell’Università di Roma, che, come abbiamo visto accomuna altre realtà della Pubblica Amministrazione. E i privati invece? Dobbiamo aspettarci che anche nelle grandi aziende facciano capolino i distributori equo e solidali? Tutto dipende dalla sensibilità verso uno sviluppo economico che rispetta l’uomo e l’ambiente, una sensibilità per esempio propria del mondo cooperativo. Non è dunque un caso che presso la sede centrale di Coop Adriatica ci siano per esempio distributori di caffè del commercio equo e solidale per permettere ai propri dipendenti di continuare a bere un “caffè che sa di buono” anche nell’ambiente di lavoro.

Alessandra Mariotti
15/11/2005

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