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Se salta la rata...
Compri oggi e paghi domani o anche tra un anno. Compra, compra ma poi devi pagare. E se salti una rata, ci pensa il “recupero crediti”.
In una pubblicità televisiva un gruppo di consumatori entra in uno show room (un capannone espositivo) e chiede di parlare con il proprietario. La segretaria fa da filtro, non vuole che l’orda di consumatori inferocita si riversi nell’ufficio del “capo”. E perché? Perché i clienti vogliono pagare a tutti i costi quello che hanno comprato! Curioso, ma la pubblicità lo dice forte e chiaro: “compri oggi e paghi nel 2007, niente anticipo e niente maxi rate”. Questa è solo l’ultima delle trovate commerciali che ci si è inventati per far girare l’economia. Ma se non paghi cosa succede? Cosa c’è dietro a questo sistema economico?
Il meccanismo è apparentemente molto semplice e ha anche un nome: credito al consumo. Un credito illimitato per acquistare beni di cui abbiamo necessità o anche solo per soddisfare un desiderio. Per accedere al credito occorre qualche dato anagrafico e una busta paga. Si firma il contratto, scritto in piccolo, si acquista l’ultimo modello di telefonino, un’automobile o un forno a micro onde che cuoce il pollo in 5 minuti e non ci si pensa più. Le rate verranno pagate comodamente in futuro.
Può accadere però che alla rata del telefonino si aggiunga anche quella del divano e quella del mutuo casa… Una sovrapposizione che rosicchia un po’ troppo lo stipendio dello zelante consumatore. Non è poi così grave, si salterà una rata. Ma quando si è firmato il “contratto” si è dichiarato che le rate andavano pagate puntualmente. Altrimenti? Altrimenti la finanziaria che ha erogato il credito si rivolgerà a un’agenzia altamente specializzata per il recupero crediti. “Si tratta di aziende che ricevono l’incarico di risolvere situazioni di morosità. La loro specializzazione sta nel valutare ogni singolo caso, capire ad esempio perché chi doveva pagare non lo ha fatto”, a spiegarcelo è Stefano, un addetto al recupero crediti di una di queste aziende. “Le tipologie di intervento sono standard: si comincia con un intervento telefonico per convincere il consumatore moroso a regolarizzare la propria posizione. Se una telefonata non è sufficiente si insiste sollecitando il pagamento. Il mio lavoro termina qui, appartengo solo al primo step della catena dei solleciti. Ad ogni livello viene affidato un pacchetto di clienti, circa 250/300 posizioni per le morosità più diverse. Si va da mancati pagamenti con carte di credito, alle rate delle automobili, fino all’elettrodomestico”. E quando le telefonate non sono sufficienti? A questo può seguire un intervento epistolare: - Gentile signore, siamo stati incaricati di procedere al recupero, la invitiamo pertanto…-. Se occorre, si passa alla diffida legale e saranno poi rampanti avvocati ad informare il gentile cliente delle conseguenze economiche e legali del suo mancato pagamento. E come estremo rimedio si fanno intervenire i funzionari esattoriali, cioè esperti che contattano personalmente i creditori per convincerli a pagare. Ogni pacchetto, preconfezionato o personalizzato, prevede alla fine dell’indagine una relazione dettagliata, una specie di identikit del moroso”.
“Ma non finisce qui” continua ancora Stefano “perché la relazione andrà a finire in una banca dati alla quale accederanno in futuro le finanziare per l’erogazione di ulteriori crediti”. Questo significa che se anche solo una volta ci si trova in una posizione di irregolarità di pagamento, in barba alla privacy, si rimane schedati. Esiste poi un vero e proprio mercato dei dati delle persone a rischio: si tratta di informazioni raccolte in una specie di banca dati per individuare i consumatori border line. Logica vuole che a questi clienti, in caso di recidiva, non dovrebbero più essere concessi crediti al consumo. “Paradossalmente accade proprio il contrario” precisa Stefano “le finanziarie corrono volutamente il rischio di concedere altri prestiti, tanto poi tutte le spese inerenti e conseguenti le azioni di recupero crediti saranno riversate sul consumatore che dovrà restituire la rata non pagata, i tassi di interesse sullo scoperto e tutte le spese di recupero. Ma tutto questo avviene nella più totale legalità. I tassi di interesse complessivi (di credito e i successivi sullo scoperto) sono sempre inferiori ai tassi di usura e possono arrivare fino allo 0.1 in meno del 7.5%!
Chi c’è dietro alla rata saltata del forno a micro onde? “È un mondo molto vario. C’è l’azienda che nel gioco di entrate e uscite non sempre rispetta le scadenze di pagamento, ci sono gli abitudinari delle rate non pagate, ci sono errori delle banche, ma anche e forse troppe famiglie che fanno male i propri conti in tasca. Ingenuamente, perché sedotti da qualche acquisto di troppo. Il profilo del debitore non è standard e varia anche geograficamente (sono più numerosi i debitori al sud). Così come purtroppo non è standard lo scenario economico delle famiglie che, anche solo in pochi anni, può cambiare radicalmente e vedere svalutato il proprio potere d’acquisto”. Il consumatore non è il solo anello debole della catena. Per esempio chi è il personale “altamente qualificato” delle agenzie recupero crediti? Stefano sorride, e spiega che le agenzie recupero crediti arruolano prevalentemente neolaureati al primo impiego che raggiungono uno stipendio solo se riescono a recuperare i crediti. A questi giovani vengono insegnate le tecniche di comunicazione persuasiva per illustrare ai debitori le conseguenze della morosità. Devono cioè imparare a capire quando forzare la mano e arrivare a veri e propri ricatti, sempre nei limiti della legalità. “Un lavoro non facile” ammette Stefano “ci vuole molto pelo sullo stomaco perché ci si scontra con il debitore di professione ma soprattutto con padri di famiglia o con massaie alle quali è sfuggito di mano il bilancio economico. In questi casi l’addetto al recupero crediti diventa una sorta di informatore che eroga un servizio per evitare il peggio”. Ma non basta: la sopravvivenza psicologica non è sufficiente, a fine mese bisogna portare a casa uno stipendio e l’addetto che deve recuperare non può farsi coinvolgere. Deve rimanere distaccato anche se ha di fronte un soggetto debole, indifeso, per di più confidando nel fatto che se non ha pagato una rata, a maggior ragione non avrà la disponibilità di rivolgersi ad un avvocato per indagare su possibili irregolarità, anche solo della negligenza della propria banca.
Il gioco sembra truccato, ma non lo è, purtroppo è solo un meccanismo funzionale al sistema economico. Un modello che tenta continuamente il consumatore, che lo induce a staccare un assegno anche quando non è indispensabile. E il consumatore si sente legittimato a fare il passo più lungo della gamba perché se i soldi non ci sono c’è sempre qualcuno che li concede, comodamente. Ormai è passato questo messaggio così come è passata di moda la propensione al risparmio. Un economista americano ha persino proposto lo stipendio a tempo, una sorta di stipendio a orologeria cioè che se non lo spendi tutto entro il mese successivo, quel denaro perde di valore. Al peggio non c’è mai fine.
Elisabetta Paglia 17/10/2005
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