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Si ammalano "per legge", ma lo Stato li abbandona. Nel dossier: BAMBINI TRADITI DAL VACCINO
Ai bambini danneggiati dopo una presunta innocua e peraltro obbligatoria vaccinazione né terapie gratuite né congruo indennizzo. Mentre entra in vigore il nuovo calendario vaccinale le loro famiglie si mobilitano.
“Perché nessuno mi ha mai detto grazie?” La domanda è semplice e schietta come spesso sono quelle dei bambini. Purtroppo però la risposta, com’è usuale nel mondo degli adulti, è tutt’altro che chiara e lineare. E così diventa difficile spiegare a un bimbo di cinque anni, poliomielitico a causa di una dose di un vaccino, che, sebbene lui abbia subito un danno irreversibile per il bene della collettività (il vaccino anti-polio è obbligatorio per la tutela della salute pubblica), non riceverà mai nessuna medaglia. Nessun riconoscimento simbolico per lui, ma quel che è peggio, il bimbo è forse troppo piccolo per capirne la portata, rischia di non ottenere neppure terapie specifiche gratuite né un indennizzo equo per il danno subito. E i suoi genitori, tra l’altro, possono già dirsi fortunati perché grazie al Coordinamento Nazionale dei Danneggiati da Vaccino (CONDAV) hanno almeno ricevuto un prezioso sostegno nell’estenuante iter per vedersi riconosciuta la paralisi flaccida del bimbo come effetto collaterale del vaccino antipolio.
"La situazione che si trovano a vivere le circa quattrocento famiglie con danneggiati bimbi dopo una presunta innocua e peraltro obbligatoria vaccinazione, è davvero paradossale, oltre che drammatica ”, ci spiega Nadia Gatti che del Coordinamento Nazionale dei Danneggiati da Vaccino è la presidente nonché la fondatrice. Ci rivolgiamo a lei affinché faccia un po’ di chiarezza sulla questione vaccini: non ci avevano forse sempre detto che le vaccinazioni sono efficaci e sicure? Come mai tutt’a un tratto scopriamo esserci gravi effetti collaterali, per giunta mal tutelati dallo Stato? “Purtroppo ho verificato sulla pelle di mia figlia la difficoltà di farsi riconoscere un danno da vaccino, perché nel nostro Paese per molti anni gli effetti collaterali sono stati fatti passare sotto silenzio per paura che i genitori rifiutassero di far vaccinare i figli. Pensate che fino al 1997, per ammissione dello stesso Ministero, non sono mai state registrate le reazioni avverse al vaccino antipolio. È un'assurdità. Anche se non contesto l'utilizzo delle vaccinazioni come strumento di prevenzione per la tutela dalla salute del singolo e della collettività, e non nego, come fanno altri (il COMILVA per esempio ndr.), l’efficacia delle vaccinazioni.” Negare l’utilità dei vaccini sarebbe impensabile, visto che grazie alle campagne vaccinali obbligatorie, gravissime malattie infettive come vaiolo, difterite e poliomielite sono state debellate, mentre per altre come tetano (obbligatoria), morbillo, pertosse, parotite, rosolia (la cui vaccinazione è raccomandata ma non obbligatoria) si è registrata una significativa riduzione di casi.
“Ciò che la signora Gatti e gli altri soci del CONDAV non tollerano è che lo Stato non si sia preoccupato di controllare gli effetti avversi delle vaccinazioni alle quali obbliga i cittadini. "Se dal 1982, anno in cui la polio da virus selvaggio fu debellata, fossero stati registrati tutti i casi di bimbi poliomielitici a causa del vaccino (1 ogni 200.000), si sarebbe forse giunti prima a modificare la composizione dell'antipolio anziché attendere il 2000 quando l'allora ministro Bindi ordinò finalmente il passaggio da un vaccino con virus vivi (il sabin) a uno polio-inattivato (detto IPV salk)", afferma in tono deciso Nadia che, dal giorno in cui sua figlia ha contratto la polio, non ha mai smesso di lottare per impedire che altri bambini subissero i danni da vaccino ("bisogna prevenire"), chiedendo allo stesso tempo giustizia per quelli già invalidi.
Giustizia. Sì, proprio così, perché a quelle famiglie che sono faticosamente riuscite a farsi riconoscere una correlazione tra la dose di vaccino e l'insorgenza della patologia invalidante (tetraplagie, atassie celebrali, ritardi psicomotori, encefaliti, paralisi) viene corrisposto in base alla legge 210 del 1992 un indennizzo irrisorio (600 euro al mese nei casi di invalidità del 100%), vincolato peraltro in titoli di stato fino al compimento del 18° anno di età del bambino. "Le famiglie", dichiara Nadia, "rischiano così di finire sul lastrico per pagare visite specialistiche e medicine perché, assurdità nell'assurdità, non esiste in tutta Italia una clinica specializzata in cui i nostri bambini possano essere curati gratuitamente con terapie ad hoc. Loro, che si sono ammalati per contribuire ad assicurare la tutela della salute pubblica, vengono vergognosamente dimenticati dallo Stato. In tanti preferirebbero che i nostri bambini non esistessero, scomparissero perché mettono in crisi un sistema."
E il sistema vaccinale come risponde alle accuse? Abbiamo interpellato l'Associazione degli Assistenti Sanitari e Visitatori della Lombardia, perché è proprio a questa figura professionale che viene attribuito il compito di prevenzione e promozione della salute nonché di sorveglianza del rischio infettivo. "La vaccinazione è un atto primario di prevenzione", afferma la vicepresidente, Mariangela Daprai, "E noi come assistenti sanitari ci occupiamo delle gestione delle campagne vaccinali, puntando a far comprendere come la vaccinazione non sia tanto un dovere (le vaccinazioni obbligatorie sono in realtà solo 4) quanto un diritto. Siamo quindi contrari a quei genitori che ideologicamente rifiutano di far vaccinare i propri figli, mentre riteniamo sia assolutamente doveroso migliorare il processo di riconoscimento del danno da vaccino affinché le famiglie che, per contribuire alla tutela della salute pubblica hanno fatto vaccinare il loro figlio sono incappate in una reazione avversa (la probabilità è davvero minima), ricevano un equo indennizzo da parte dello Stato."
Segnali positivi in questa direzione sembrano finalmente arrivare, ma al CONDAV non si fanno illusioni. Lo scorso 14 ottobre è stata presentata in conferenza stampa la proposta di legge bipartisan per aumentare i risarcimenti in caso di danno da vaccino. "Tuttavia", spiega la signora Gatti, "ci aspettavamo già in questa finanziaria lo stanziamento di 20 milioni di euro. Invece il sottosegretario Vegas ha bocciato l'emendamento, sostenendo che la questione fosse troppo complessa e richiedesse l'approvazione della legge. Fatto sta che i 20 milioni di euro sono andati al calcio femminile italiano e noi stiamo ancora aspettando che qualcuno si ricordi dei nostri bambini una volta sani e ora irrimediabilmente rovinati dal vaccino." Per loro nessuno gioca partite del cuore, nessuno si mobilita in campagne telethon... Sembrano invisibili, se non fosse per la caparbietà di chi, come mamma Nadia, dall'ottobre 1997 si batte contro la totale disinformazione dei danni da vaccino non per creare allarmismo, ma perché "il silenzio fa sì che gli effetti collaterali non vengano né riconosciuti né segnalati dai medici: i bambini finiscono così per essere curati in modo sbagliato laddove con una precoce diagnosi e una corretta terapia potrebbero recuperare. Con mia figlia ho girato decine di ospedali: nessuno sapeva dirmi cos'avesse la bambina finché un anziano medico, che, a dispetto dei suoi giovani colleghi, ben conosceva la polio, mi ha dato il responso. E il mio calvario, purtroppo, viene ancora vissuto da troppi genitori: è ora di dire basta!"
Per contattare la presidente del CONDAV: www.condav.it via Borgofreddo, 38 - 46018 Sabbioneta (MN) Tel.Fax 0375 / 220254 e-mail info@condav.it
Alessandra Mariotti 20/2/2005
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