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Pochi spiccioli per lo sviluppo

Il microcredito conquista il pianeta: dalle zone più depresse fino alle nazioni più industrializzate, cambiando approccio al credito.

Mohamed YunusPer una volta una buona notizia: tra i fenomeni in espansione in questa alba di nuovo millennio c’è anche il microcredito. Che fa registrare un aumento talmente elevato che anche la Banca Mondiale sta cominciando a prenderlo in seria considerazione. Qualche dato: se nel primo censimento del 1997 si erano contate 618 istituzioni di microfinanza con 13 milioni e mezzo di clienti, da allora i destinatari sono aumentati in media del 38% ogni anno. Oggi il volume d’affari delle attività di microcredito supera i 7 milioni di euro, mentre i beneficiari sono più di 70 milioni.

È stato il banchiere Mohammed Yunus, che ha fondato nel 1976 in Bangladesh la Grameen Bank, l’inventore del microcredito. Il concetto è semplice: offrire piccoli prestiti (fino a 200 dollari circa) che consentano di rafforzare piccoli progetti mirati, in particolare alle donne. Secondo Yunus, è fornendo prestiti alle donne che si comincia a intaccare quelle disuguaglianze che sono la causa principale della povertà. Non a caso egli afferma che “Il credito è uno dei diritti umani fondamentali”. Sono proprio le donne infatti, specialmente nei paesi in via di sviluppo, ad avere maggiori difficoltà di accesso al credito. Ma allo stesso tempo sono proprio loro ad avere la responsabilità maggiore dell’amministrazione della famiglia.
Dal Bangladesh le istituzioni che offrono servizi di microcredito si sono espanse per tutto il pianeta. La stessa Grameen Bank ha filiali in 57 paesi, tra cui anche gli Stati Uniti: anche nei paesi più industrializzati infatti esistono sacche di povertà, che si stanno estendendo sempre più.

Cartina del PerúSe negli Stati Uniti le sacche di povertà si stanno estendendo, ci sono paesi in cui la povertà sembra inestirpabile. Prendiamo ad esempio il Perú andino. Lì, nelle zone più depresse di Cusco la situazione è molto difficile. La principale risorsa resta l’agricoltura, ma i terreni sono impervi, le carestie ancora di moda, l’ossigeno scarso, al contrario dell’alcool, specialmente quello di pessima qualità. È una delle tante zone del pianeta dove si vive con meno di un dollaro al giorno, spesso in case con il tetto di paglia, in cui tutta la famiglia vive ammassata in un’unica stanza, a volte in compagnia degli animali (i fortunati che ne possiedono qualcuno). Ogni famiglia arriva ad avere anche otto figli, e va da sé che gli unici ad andare a scuola sono spesso solo i figli maschi. Il risultato è che l’analfabetismo femminile raggiunge percentuali altissime, la violenza domestica è accetta quasi come un dato di fatto, e le speranze di potere cambiare lo status quo sono ridotte al minimo.

Ma è proprio in queste zone che agisce una delle istituzioni del microcredito, il Mide, con ottimi risultati, grazie ai fondi della cooperazione, in particolare di CORDAID (Olanda), EZE (Germania), Etimos (Italia) e altri.
L’esperienza è iniziata nel 1994 nella zona rurale di Cusco, quando MIDE si inserisce in una rete denominata FONDECAP (Fondo di Credito e Finanziamento per lo Sviluppo della microimpresa e la Produzione). Nel 1999 si rende indipendente, anche e soprattutto per volontà dei suoi associati, con lo scopo di dedicarsi ai poverissimi delle zone altoandine e di Cusco e Apurimac, nel sud del Paese.
Lo scopo del MIDE è di identificare la popolazione che ha bisogno dei servizi creditizi, e riuscire a differenziare i propri interventi a seconda delle esigenze. Un altro scopo fondamentale è realizzare interventi che consentano nel lungo periodo la sostenibilità finanziaria allo stesso MIDE.

Contadine peruvianeAnche in questo caso, come già indicato da Yunus, gli operatori del MIDE hanno deciso di orientare il microcredito verso le donne. Sono loro infatti che faticano di più ad accedere alle risorse disponibili e hanno poco controllo su di esse: questo produce un circolo vizioso, fatto di insicurezza da parte delle donne, che contribuisce a tenere loro e le loro famiglie in una condizione di povertà.
Su queste basi gli operatori del MIDE si sono messi all’opera, battendo tutta la regione alla ricerca di candidate che potessero usufruire di piccoli prestiti.

Tra queste, per fare un esempio concreto, hanno incontrato Felicitas Baca, alla quale sono stati concessi cinque prestiti. Con il primo prestito ha comprato degli agnellini, li ha cresciuti, ed è riuscita a rivenderli a quattro volte il prezzo iniziale. Con il secondo prestito ha rafforzato la sua attività di vendita di ortaggi, e acquistato alcuni piccoli terreni. Grazie a entrambe queste attività è riuscita ad accumulare un po’ di capitale, che ha rimpinguato con il suo terzo prestito: è così riuscita a dedicarsi al commercio anche di bestiame più grande, che consente introiti molto maggiori. Infine, è riuscita ad aprire un piccolo negozio. Il miglioramento della situazione economica ha avuto altre ricadute positive, soprattutto per quanto riguarda i rapporti famigliari: finita la spirale della violenza, la relazione con il marito è molto migliorata, e Felicitas sente di essere tratta con maggiore stima e riguardo anche dai suoi figli, che sono meglio nutriti e più puliti.

Proprio questo è uno degli elementi ai quali gli operatori fanno più attenzione. Tra i tanti benefici derivati dall’accesso al credito (possibilità di allargare e diversificare la propria attività per resistere nei momenti difficili, aumento della liquidità che consente nuovi investimenti, maggiore autonomia decisionale rispetto agli affari), si è notato un aumento notevole dell’autostima: dalla cura dell’igiene personale è aumentata, alla pianificazione familiare tramite l’uso di contraccettivi. È migliorata anche l’alimentazione sia per loro donne che per la famiglia. La violenza domestica si è quasi dimezzata: essendo più informate sui loro diritti, le donne hanno acquisito maggiori strumenti di difesa. Oltre al fatto che alcolismo e mancanza di denaro (le principali cause di maltrattamento) sono notevolmente diminuiti.

Certo, non tutti gli interventi vanno a buon fine. I semi della povertà e dell’ignoranza sono difficili da estirpare. Ma una cosa è sicura: i figli di Felicitas Baca avranno più possibilità di quante ne ha avute la loro madre di avere una vita serena.
Il caso di Felicitas è molto simile a quello di altri milioni di donne a tutte le latitudini, ovunque sia attiva una società di microcredito. Ma il microcredito non è importante solo per il singolo (anche se questi singoli sono ormai diversi milioni), ma anche e soprattutto per il cambiamento nella mentalità dei potentati economici, prima di tutto le banche. Anche perché il microcredito si porta appresso un concetto fondamentale, quello di finanza etica, di cui parleremo nelle prossime puntate.

Francesca Mattotti
28/12/2004

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