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Innumerevoli studi dimostrano i benefici effetti della meditazione. E nel piano sanitario dell’Umbria questa antica tecnica viene inserita, insieme ad altre medicine non convenzionali, in un percorso di medicina integrata. La meditazione diventa una delle chiavi per curare e prevenire disturbi di vario genere, come l’anoressia per esempio.

Palazzo Francisi Probabilmente nessuna delle ragazze in cura per uscire dal tunnel dell’anoressia alla residenza Palazzo Francisi avrebbe mai immaginato che la via verso la riconquista della propria salute sarebbe passata anche attraverso sedute di meditazione. Senz’altro, come tutti noi, almeno per aver letto Siddharta di Hesse, sapevano che i saggi buddisti seduti con le gambe incrociate sulle montagne dell’Himalaya quando meditavano svuotavano la mente dagli stimoli dell’ambiente, liberandosi dai pensieri che li disturbavano per raggiungere uno stato di tranquillità, rilassamento, profonda consapevolezza e beatitudine dello spirito. Ma loro non dovevano vincere una dura battaglia col cibo, questione di vita o di morte in certi casi… E le ragazze non anelavano certo allo sviluppo della saggezza, della pietà e della comprensione. Per di più la residenza dov’erano ricoverate non era un centro di cura alternativo, ma una struttura gestita dal Servizio Sanitario Nazionale, l’Asl 2 di Perugia

“La proposta innovativa e assolutamente positiva per le ragazze”, ci spiegano le dottoresse Simonetta Marucci e Luciana Colombo responsabili della terapia meditativa, “è nata a seguito di un corso quadriennale finanziato dalla Regione Umbria in medicina integrata che abbiamo frequentato alla SIMAISS, la Scuola Internazionale di Medicina Avanzata ed Integrata e di Scienza della Salute.” La dott.ssa Marucci precisa come prima di introdurre sedute di meditazione per il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare abbia con la collega cercato riscontro in studi scientifici della validità dell’ipotesi e cioè che “in ragazze molto giovani con processi mentali bloccati la pratica meditativa aiuti più che la tradizionale psicoterapia ad accedere all’aspetto emozionale”.
meditazione
“Le ragazze”, prosegue la dott.ssa Colombo, “hanno una visione dicotomica della realtà: vedono se stesse grasse e tutti gli altri magri. La meditazione le aiuta ad accettare la loro condizione, prestando attenzione agli eventi, alle emozioni, ai pensieri, ai comportamenti senza descrivere o giudicare un’esperienza. Questo è importante perché in una situazione di completo disordine è necessario osservare e stabilire delle priorità.” L’équipe terapeutica opera nella residenza dove le ragazze rimangono dai tre ai sei mesi e seguono un percorso stabilito al quale devono attenersi per un buon risultato della terapia. La meditazione si svolge due volte alla settimana e, visti i buoni risultati, la Asl ha proposto un progetto più allargato: “anche le operatrici che assistono le ragazze – ci dice la dottoressa – sono coinvolte nel progetto e seguono costantemente incontri di meditazione. Questa tecnica si è rivelata positiva: le operatrici affrontano il lavoro libere dall’ansia e dallo stress.” La proposta è stata fatta anche ai genitori delle ragazze che in questo tipo di disturbi svolgono un ruolo fondamentale: presto anche mamme e papà inizieranno a praticare la meditazione con le dottoresse.

Ma facciamo un passo indietro: come mai un assessorato alla sanità ha finanziato un corso di medicina integrata? Siamo finalmente di fronte a una integrazione tra terapie tradizionali e alternative? In Umbria sembrerebbe proprio di sì, tanto che nel Piano sanitario regionale approvato lo scorso luglio si fa riferimento a un progetto di medicina integrata che dovrebbe portare entro il 2005 alla realizzazione nei dodici distretti sanitari di un ambulatorio dove medicine non convenzionali come agopuntura, omeopatia o meditazione “vadano a braccetto” con classiche terapie farmacologiche. L’idea risale al 1999 quando la regione promosse appunto un corso di medicina integrata in collaborazione con la Scuola Internazionale di Medicina Avanzata ed Integrata e di Scienza della Salute (SIMAISS) il cui direttore è Francesco Bottaccioli, per il quale il nuovo operatore medico dov’essere capace di usare sia mezzi terapeutici modernissimi sia mezzi antichissimi, la cui validità sia però scientificamente dimostrata. “Ho accettato con entusiasmo la possibilità offertami dalla mia Ausl di approfondire con un corso quadriennale la sinergia tra medicina tradizionale e alternativa”, ci racconta la dott.ssa Marucci che già da alcuni anni trattava con l’agopuntura le dipendenze da fumo, da alcool…Ora, grazie alla scuola, ha ampliato le sue conoscenze e si augura di poter estendere la pratica della meditazione alla cura di altre patologie, contando sull’ausilio di altri colleghi che hanno iniziato quest’anno a frequentare il corso SIMAISS. Sotto l’egida dell'assessorato alla sanità della Regione Umbria ha infatti preso il via lo scorso 30 gennaio il secondo corso di medicina integrata.

Qualche speranza che altre regioni imitino l’esperienza umbra? Purtroppo la decisione del Ministero della Salute e della Commissione Educazione Continua in Medicina di sospendere gli eventi di formazione residenziale concernenti le medicine alternative e non convenzionali salvo quelli relativi alla “valutazione dei fondamenti scientifici e dell’efficacia delle medicine alternative o non convenzionali” renderà più complessa l’auspicabile scambio di esperienze e competenze tra medici che praticano la medicina tradizionale e quelli dediti a quella alternativa. La diffusione della pratica della meditazione all’interno delle Asl dovrà inoltre superare un altro ostacolo: nel testo (la così detta proposta Lucchese, dal nome del suo relatore) che il Parlamento si prepara a discutere per disciplinare l‘esercizio di alcune medicine non convenzionali non si fa riferimento alla meditazione, ma solo a quelle terapie (agopuntura, omeopatia, fitoterapia, omotossicologia, antroposofia, medicina tradizionale cinese, ayurveda, chiropratica e osteopatia) che già nel 2002 la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurgi e degli Odontoiatri aveva riconosciuto come atto medico.

Tuttavia sempre più medici sembrano interessati a studiare gli effetti benefici che la meditazione risulta avere sulla salute fisica e mentale di chi la pratica. È il caso dell’oncologo Paolo Lissoni dell’ospedale San Gerardo di Monza, che ha dimostrato come la pratica meditativa sia un aiuto per meglio affrontare la cura dei tumori. Merito della melatonina, un ormone del benessere che aumenta durante la meditazione e che per il medico è efficace per la prevenzione e la cura dei tumori. Le teorie dell’oncologo monzese sono state riconosciute dal National Cancer Institute di Washington.

Alessandra Mariotti ed Eleonora Diamanti
20/4/2004

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