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Un bar dove tutti i prodotti provengono dal mercato equo-solidale. Una idea buona che, anche solo per bere un caffé, mette al centro l’uomo e l’ambiente. Un luogo per una pausa, di lettura o di conversazione... l'amaca della tua giornata.

Vieni a prendere un tè
al "Caffé de la Paix"?
su vieni con me.
(F. Battiato – 1993)

Dedicato a chi canta questa canzone di Franco Battiato, ma anche a chi ha appeso una bandiera della pace sul balcone o chi, ancora, pensa di essere in boulevard des Capucines a Parigi e respira e sente echeggiare Sartre e la Beauvoire.

café de la PaixUn nome comune ma un luogo unico nel suo genere, perché qui si fondono etica ed economia. E’ la prima oasi in Italia, in pieno centro a Bologna, un eden essenziale, giusto ed equo.
Non è una moda e nemmeno un luogo biologico per forza, ma un’alternativa perché un mondo diverso è possibile. E di questo sono convinti Massimo, Matteo, Luca, Chiara e tanti ragazzi che, unendosi in cooperativa, hanno pensato e realizzato questa sfida imprenditoriale. Una prova che non importa scendere chiassosamente in campo per fare economia, o che per rincorrere il profitto si debbano calpestare i diritti e la dignità di chi lavora. Si può gestire un’attività commerciale ma nello stesso tempo produrre un lavoro socializzativo e far conoscere i progetti del nord e del sud del mondo anche solo preparando un caffè.

Il bar, Equinozio- Café de la Paix – è una novità per la città che da anni ospita una Bottega del commercio equo e solidale, perché qui troviamo i prodotti di cooperative sociali italiane così come artigianato artistico di qualche villaggio delle Ande, ma anche piatti caldi preparati da lavoratori, con regolari contratti, che utilizzano solo ingredienti di progetti sociali. Dietro ad un prodotto che acquistiamo, anche solo una tazzina di caffè, c’è sempre una storia fatta di donne e uomini, condizioni di lavoro e definizione equa dei prezzi. Il costo di un pranzo o di uno spuntino non è né caro né a buon mercato, ma equo perché corrisponde al produttore una giusta ricompensa per il suo lavoro.

“Non è facile aprire un locale di questo tipo” spiega Massimo “perché comporta un impegno molto oneroso rispetto un bar tradizionale. Niente viene fornito in comodato gratuito, né la macchina del caffè, né il frigorifero, né la lavastoviglie e nemmeno i complementi di arredo marchiati con qualche simbolo pubblicitario. La coerenza innanzi tutto, quindi abbiamo cercato di non cedere e la nostra doveva essere una scelta integrale”.
Entrando dunque, tutto quello che si vede è di proprietà della cooperativa Equinozio, e poiché l’attività è senza scopo di lucro, una volta pagati stipendi e fornitori l’utile viene re-investito. Parlare di utile dopo solo due mesi dall’inaugurazione può sembrare prematuro, ma i numeri sono positivi e questo è già un buon successo.

Solo qualche anno fa sarebbe stato impensabile aprire un locale come questo perché la gamma dei prodotti disponibili era limitata ora, addirittura, si devono fare delle scelte, che comportano delle difficili esclusioni perché, non dimentichiamo, ogni prodotto ha una storia, un progetto di crescita per una comunità.
Per il Cafè de la Paix non ci sono rappresentanti che propongono uno snack reclamizzato in tv o una bibita nota al grande pubblico, ma i prodotti bisogna andare direttamente a prenderseli. Per quelli che provengono dal mercato equo e solidale si fa riferimento a una delle centrali del commercio alternativo per tutti gli altri, dai gianduiotti al pane biologico si va direttamente dai produttori. In genere sono piccole realtà che non garantiscono una fornitura continua un motivo per cui faticano ad entrare nei circuiti tradizionali della distribuzione. Non per questo i prodotti sono meno appetibili, anzi, hanno solo bisogno di una vetrina ed è questo il ruolo della bottega antistante al bar.
Quindi niente prodotti della grande distribuzione e soprattutto niente che conduca alle multinazionali. Un atteggiamento che non vuole entrare in conflitto con chi non opera le stesse scelte, o creare un luogo d’élite, ma ha almeno la pretesa di educare ad un consumo critico. Il consumatore consapevole trova qui delle conferme, quello curioso trova facile terreno di approfondimento.

Bancone bar Equinozio “Al primo posto c’è l’idea e non il prodotto”. E probabilmente sta tutta qui la differenza tra un caffè biologico, come ne stanno nascendo tanti e il café solidale. Il locale bio è anche bio-centrico, tutto ruota attorno al biologico e poco importa se si commercializza un prodotto di una multinazionale. Il Café de la Paix mette sul podio la persona, il lavoratore, la realtà del villaggio nel quale si produce, l’inserimento delle persone svantaggiate nel mondo del lavoro. Non si cerca la fidelizzazione del cliente ad un prodotto in particolare, quello che si vuole è che passi il messaggio, e poi se il prodotto è anche qualitativamente valido e biologico è un motivo in più per venderlo.

Laddove non si riesce a coprire con prodotti equi si va a fare spesa alla Coop. “Sono casi rari, ne sono un esempio i tovaglioli o le tovagliette di carta, insomma per tutto ciò che richiede continuità di assortimento ci concediamo qualche eccezione”. Per alcuni prodotti come le paste per la colazione o i panini imbottiti si è trovato un buon compromesso: il pane e le brioches sono prodotte da un fornaio che panifica con farina biologica e successivamente vengono farciti con marmellate e formaggi di cooperative sociali di economia italiana o del terzo mondo.

I ragazzi del Café provengono da una precedente esperienza nella Bottega del Mondo e qui, assieme a tanti volontari il cui aiuto è preziosissimo, mettono a disposizione le loro competenze. I loro contratti di lavoro sono in regola anche se non tutti sono a tempo indeterminato, e comunque “ la nostra oltre ad essere una cooperativa sociale è anche una cooperativa di produzione lavoro e così come abbiamo una particolare attenzione per i lavoratori del sud del mondo la abbiamo anche verso i nostri collaboratori”.

Ma Sartre e Beauvoir vengono a prendere un tè al Café la paix? “Non vuole essere un luogo di nicchia ma almeno una fucina di pensiero e la prima radiografia descrive una clientela eterogenea, dallo studente universitario alla signora che passa di qui prima di andare a fare la spesa. Questa è anche una postazione di lettura perché vengono messe a disposizione riviste di cinema così come di approfondimento di tematiche sociali. Presto apriremo anche una saletta per incontri e dibattiti per far conoscere meglio i progetti che sosteniamo”.

Non ci sono nomi famosi tra gli amici di Equinozio, o forse si, e non ci sono testimonial o slogan pubblicitari che invitano ad entrare a prendere un tè... Chi entra lo fa per il passaparola delle associazioni, dei circoli sociali, perché in molti aspettavano un locale diverso. Pubblicità poca, qualche articolo al momento dell’inaugurazione e qualche spot a Radio Città del Capo.
Quelli che cercavano un’alternativa l’hanno trovata a Bologna in Collegio di Spagna 5 tutti i giorni dalle 10 alle 21. Domenica chiuso.

Equinozio, Café de la Paix

Elisabetta Paglia
2/3/2004

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