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Con la Coop gli astronauti ritornano al futuro
Probabilmente è solo questione di tempo per l’inaugurazione di un supermercato oltre la biosfera, ma, senza arrivare a tanto, la Coop non ha più i piedi per terra e ha accolto la sfida lanciatale dal Consorzio IACSA (International Advanced Center for Space Application) di Firenze, che tramite l'ESA (Ente Spaziale Europeo) consentirà a Coop di nutrire “con piacere” i viaggiatori dello spazio.
Si tratta di un progetto chiamato MEDIET (MEditerranea DIETa) che ha come scopo l’alimentazione soddisfacente degli astronauti. Quando le missioni durano pochi giorni si può anche mangiare un buon surrogato di un panino al prosciutto, ma le spedizioni spaziali richiedono anche cinque-sei mesi di gravitazione ultraterrestre e, alla lunga, la solita minestra siringata è poco gratificante. L'esperimento MEDIET, è stato ideato in collaborazione con IACSA (un Consorzio dell'Università di Firenze responsabile per l'Italia della commercializzazione di spazi per la progettazione e la realizzazione di moduli abitativi spaziali). Claudio Mazzini, Responsabile della Qualità Settore Freschi di Coop Italia, ci ha raccontato le linee guida del progetto Mediet. “La giornata in una navicella spaziale è piuttosto noiosa e, passata l’euforia del galleggiamento, le pause pranzo non hanno un aspetto conviviale: i cibi, oltre ad avere un sapore alterato, modificano il loro aspetto cromatico. Per non parlare di tutte le limitazioni fisiche, fisiologiche e tecnologiche. Niente frigoriferi: potrebbero interferire con le attrezzature di bordo; niente forno a microonde, ma ugualmente una temperatura interna alla navicella di circa 25° con punte di 30° nella fase del decollo. Un vero ostacolo per la conservazione corretta dei cibi.” E Coop cosa ha accettato di studiare? Coop che da sempre ha come obiettivo la sicurezza e la qualità degli alimenti si è avvalsa della collaborazione del SSICA (Stazione Sperimentale Industria Conserve Alimenti) – un ente pubblico con sede a Parma per la diffusione della tecnologia alimentare in Italia – per studiare e proporre una gamma di menù agli astronauti. Una scelta di prodotti che, combinati tra loro, siano in grado di riproporre la dieta mediterranea. I valori nutrizionali devono restare invariati e bisogna garantire il giusto apporto di proteine, carboidrati, fibre e vitamine. Un self-service spaziale? In un certo senso sì, con tanto di vassoio che si possa assicurare al tavolo. Niente siringhe, niente razioni K gonfiabili, ma solo mono-porzioni e mono-bocconi. E come si fa, dovendo rispettare tanti limiti? È proprio questa la sfida, ma lo studio è già a buon punto. I prodotti che riempiranno il futur-carrello della spesa saranno il risultato di una nuova tecnologia: la baropastorizzazione. Un processo di pastorizzazione ad alta pressione in grado di mantenere inalterati i valori nutrizionali, senza ricorrere alla disidratazione totale e senza privare le gallette o una fetta di formaggio della loro originale consistenza. Una lunga gincana tra temperatura e pressione. La filiera del cibo spaziale rimane lunga e laboriosa ma questo è sinonimo di garanzia, di sicurezza e di qualità. La sfida più grande sarà quella di ridurre le differenze di sapore tra cibo a terra e cibo in orbita. I primi assaggiatori di questi nuovi prodotti saranno alcuni scienziati russi in visita in Italia il prossimo 23 e 24 novembre. In attesa che lo shuttle riprenda la rotta spaziale, le navicelle russe ospiteranno gli scienziati ed è per questo che si investono gli astronauti russi della responsabilità di “Gourmet dello Spazio”. La Coop, dunque, sta preparando i Menù galattici.
Elisabetta Paglia 24/11/2003
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