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Fra cielo e terra
Gli antichi cinesi consideravano l’essere umano vivente come espressione di una tensione fra due poli, il Cielo e la Terra, il primo situato sopra la testa, la seconda sotto i piedi, ciascuno con caratteristiche peculiari.
Il Cielo è creatività. Rappresenta le azioni creative dell’uomo, il quale, con il suo potere, risveglia e sviluppa la propria natura superiore. E’ il principio, la fonte delle idee; crea, apporta ordine. E’ veloce, senza fine, incline alla ricerca e all’indagine. Il Cielo si può identificare con l’aria e, come dice Lowen, padre della bioenergetica: “L’aria o la respirazione sono l’equivalente dello spirito, il pneuma delle antiche religioni, un simbolo del potere divino che dimora in Dio-padre, la figura paterna. Il corpo risucchia l’aria. Il modo in cui respiriamo esprime le nostre sensazioni sul diritto di prendere ciò che ci serve nella vita. Respirando ci identifichiamo col principio maschile, il principio attivo, o aggressivo, della vita” . Una insufficiente fluidità ed ampiezza respiratoria si specchia in un disturbo del flusso delle sensazioni attraverso il corpo e perciò in un indebolimento della risposta emozionale ai fatti della vita. Così, ad una respirazione frammentaria corrisponderà una risposta conflittuale ed ambivalente. La Terra invece è ricettività. Costituisce una realtà in contrasto con il potenziale spirituale della creatività. E’ lenta, è la natura. E’ ciò che nutre, che porta a compimento, è sforzo e fatica, è accogliente, delimitata e devota. Troviamo tutto ciò nel concetto di “grounding” (pure introdotto da Lowen) che letteralmente si potrebbe tradurre con “imparare bene a vivere con i piedi per terra”, cioè aver la capacità di essere se stessi, di accettare i propri vissuti emozionali e corporei. La “discesa nelle proprie gambe” significa spostare la consapevolezza verso il basso, riportare l’appoggio dell’essere al sostegno della Madre, di cui, a causa delle tensioni croniche presenti sia nei muscoli sia nei tendini e nelle articolazioni, la maggior parte delle persone vive un’esperienza del tutto parziale. Fra i due poli che ho appena descritto fanno da mediatori le mani, che ci permettono di trasformare le idee in fatti. Nella società attuale gli individui solitamente concentrano energia ed attenzione nella metà superiore del corpo. La gente si prende molta cura della faccia (come della facciata), la competizione non avviene più nel campo della sopravvivenza fisica ma piuttosto della cultura, della personalità e delle idee. Da un punto di vista sociale, potremmo concludere che soffriamo tutti di una iperattività del nostro Cielo, mentre l’uomo primitivo si dibatteva nell’iperattività della sua Terra (dalla madre al padre, dalle società matriarcali a quelle patriarcali di oggi). Siamo sempre più alti, sottili, raffinati e distanti dalla Terra; dobbiamo quindi riportare armonia nell’energia umana di base. Compitino delle vacanze: tutti i giorni 10 minuti di camminata scalza su erba, o sabbia o terra (per i più studiosi anche sassi), facendo attenzione ai particolari. Quale parte sto appoggiando? Dove si sposta il peso? Che consistenza ha ciò che tocco, quale temperatura? Quali parti godono e quali soffrono? Mi sento agile o pesante? E soprattutto, se il difficile è smettere di programmare e stare nel puro ascolto di una mia parte, allora ho davvero bisogno di esercizio. I piedi sono il “luogo di incontro” fra le opposte tensioni e possono rappresentare un ottimo ponte attraverso cui muoversi alla ricerca dell’integrazione e dell’equilibrio tra i poli.
Alessandra Atti 8/8/2003
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