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Loro per tutti

Vacanze coi fiocchi

Copertina librettoTorna per l’ottavo anno la campagna "Vacanze coi fiocchi" con la partecipazione di 600 istituzioni, associazioni, radio, società autostradali: tutti insieme per diffondere un messaggio di convivenza civile sulle strade.

Loro per tutti
Compilation Il Gusto degli Altri

Molti personaggi noti pensano, proprio come noi, che sia possibile esprimere se stessi attraverso azioni concrete, magari aiutando gli altri e condividendo con loro un percorso, breve o lungo che sia. Il gusto degli altri è il sentimento che ci muove e che vogliamo propagare attraverso la Rete, perché si manifesti ogni giorno in tanti piccoli gesti che fanno bene al cuore, nostro e degli altri.

Noi sosteniamo - Dare una mano

C´è un´Italia delle Associazioni che testimonia quotidianamente la disponibilità di tempo, creatività e denaro che milioni di persone destinano agli altri, non per spirito di sacrificio ma per un sano e armonioso piacere di dare e di donarsi. Questa rubrica è un´ occasione per fare conoscere alcuni di questi gruppi di persone dedite agli altri. Oggi è la volta di:

Svelénati!
L'antidoto sei tu

Logo SvelénatiMentre le sostanze chimiche artificiali continuano a mettere in pericolo la vita sulla Terra, al Parlamento Europeo si discute una legge che potrebbe limitare l’avvelenamento del pianeta… se sarà approvata, e magari migliorata.
Il WWF lancia una campagna per aiutare l’Europa a scacciare i veleni.

GENTE COME NOI: GLORIA CONTI - BAN SLOUT LARBI

Abbiamo incontrato Gloria Conti, volontaria dell´Associazione Ban Slout Larbi, di ritorno dal suo ultimo viaggio nella tendopoli del popolo Saharawi nel sud del deserto algerino. Gloria, con l´ Associazione Ban Slout Larbi, si batte per sostenere la causa del popolo Saharawi, in esilio forzato dalla propria terrà dal 1976.

Quando ha iniziato a fare volontariato?
Ho iniziato in maniera più attiva circa due anni fa.

Ha avuto altre esperienze di volontariato prima di collaborare con l´Associazione Ban Slout Larbi?
Da molti anni faccio parte di due associazioni di volontariato che operano nella cittadina in cui vivo: una è il gruppo donatori di sangue "Frates", l´altra è la "Ginestra" che si occupa di ascolto e di auto - aiuto familiare.

Come è venuta a conoscenza dell´Associazione e dei problemi del popolo Saharawi?
Abitando a Sesto Fiorentino da tempo ero a conoscenza del gemellaggio che il mio Comune ha intrecciato con le tendopoli. Sesto Fiorentino, per merito dell´ex sindaco Elio Marini, è stato il primo comune a stringere un patto di amicizia con il popolo Sasarawi.

Quali sono le condizioni di vita del popolo Saharawi nelle tendopoli?
Vivono in tende o in casupole costruite con mattoni di sabbia cotti al sole. Non hanno acqua e luce. Non ci sono servizi igienici. Alcuni possiedono un pannello solare con cui alimentano la notte una batteria da camion sufficiente per una luce al neon. Le abitazioni hanno comunque, nella loro spartana semplicità, un aspetto accogliente e l´ospite è sempre il benvenuto.
Ci sono scuole materne, elementari e medie, ospedali e scuole per handicappati. Nonostante la povertà e le difficili condizioni di vita l´educazione e la salute hanno un´importanza notevole. Le aule contengono 30-40 bambini, le finestre sono di ferro e non ci sono vetri, per cui in genere almeno una deve restare aperta per fare entrare la luce.
Oltre all´arabo, tutti quanti parlano correntemente la lingua spagnola.
Gli ospedali sono in grado di affrontare solo le patologie più semplici, dato che non dispongono di attrezzature per poter fare interventi e diagnosi complesse. I posti letto sono scarsi e spesso mancano i medicinali di prima necessità dato che le forniture sono incostanti. La richiesta di formare personale Saharawi per scuole ed ospedali è pressante, ma spesso di difficile attuazione.
All´interno dei campi non circola denaro in quanto beni e servizi sono distribuiti secondo le necessità.

Quali sono le condizioni di salute della popolazione?
La carne è poco presente nella loro alimentazione, così come la frutta e la verdura, per cui hanno tutti una forte carenza di ferro e di vitamine. Frequenti sono le patologie agli occhi, a causa della sabbia, del forte riflesso del sole e del vento. Le malattie broncopolmonari sono molto diffuse, perché in inverno la temperatura scende nelle ore notturne e nelle abitazioni è molto freddo.
Le ferite spesso non adeguatamente pulite e disinfettate, anche se di poca entità faticano a guarire. Infine è altissima la percentuale di celiaci.

Quali sono i problemi maggiori?
Nella vita innanzitutto si devono affrontare i problemi primari, per cui direi l´alimentazione. Non muoiono di fame, questo no, ma si nutrono solo di riso, cous cous, qualche carota e molto te´. Il problema igienico non è da sottovalutare, specialmente per la prima infanzia, oltre ai problemi sanitari.
Le donne non andando al fronte si dedicano ai figli e spesso lavorano nelle scuole o in centri femminili, dove si cuce e si producono tappeti. Nel mio ultimo viaggio ho cercato di conoscere meglio questa realtà ed anche qui ci sono aspetti da affrontare: le materie prime che scarseggiano e che, per quanto riguarda i filati, hanno creato problemi di salute alle lavoratrici. I telai sono vecchi e rudimentali e poche le macchine da cucire. Mi sembrano difficili anche le condizioni per i giovani adolescenti, che non dispongono di un centro di aggregazione che possa offrire loro svago e divertimento.

Cosa stanno facendo le istituzioni internazionali per risolvere la situazione di questo esilio? Ci illustri la situazione politica dei Saharawi.
Nel 1988 è stata istituita la MINURSO (Missione delle Nazioni Unite per il Referendum del Sahara Occidentale), ma il suo mandato è scaduto il 31 luglio 2002. I gemellaggi e le varie associazioni, si adoperano per fare opera di divulgazione e per inviare aiuti. Tutti i canali diplomatici sono stati attivati: il popolo Saharawi si rifiuta di ricorrere ad atti di terrorismo.
La Rasd è riconosciuta da quasi 80 Paesi ed è membro dell´Organizzazione Unità Africana.

Che cosa crede si possa fare davvero per aiutare questa popolazione?
Io credo che innanzitutto bisogna aiutarli concretamente per migliorare le loro condizioni di vita, che sono veramente molto dure. Contemporaneamente bisognerebbe cercare di far conoscere la loro realtà, possibilmente scuotendo le coscienze di chi potrebbe far qualcosa. Purtroppo la politica internazionale guarda più agli interessi economici e alle alleanze di convenienza che non ai diritti umani.
E´ impossibile dopo aver visitato gli accampamenti tornare a casa e riprendere la vita di sempre: è una dura dolcissima lezione il breve soggiorno in quelle tende, il silenzio delle notti stellate, l´orizzonte che veramente non ha più confini.
Ci si accorge di quante cose inutili, sono indispensabili alla nostra quotidianità e si impara a non dare per scontati i nostri innumerevoli privilegi. Abbiamo molto da imparare dai Saharawi: l´importanza dei rapporti umani, l´attenzione degli uni verso gli altri, il grande bisogno di comunicare e di sorridere.
Nelle loro case la porta è sempre aperta e se l´ospite arriva inaspettato all´ora di pranzo si divide con lui quello che c´è, con grande dignità.


STORIA DEL POPOLO SAHARAWI
La popolazione originaria della zona ora chiamata "Sahara occidentale" appartiene al complesso delle tribù nomadi Saharawi. Organizzate da secoli in modo autonomo, con forme proprie di lingua, cultura e organizzazione sociale, queste popolazioni hanno perduto la loro caratteristica nomade in tempi recenti. Alla fine del periodo coloniale il popolo Saharawi era già largamente sedentarizzato e urbanizzato, ma comunque legato alle proprie tradizioni.

Nel 1976, finita l´epoca del colonialismo spagnolo nel Sahara Occidentale, i territori abitati dal popolo Saharawi vengono invasi dal Marocco. Parte della popolazione, circa 200.000 tra uomini, donne e bambini si rifugia a Tinduf nel sud-ovest dell´Algeria, nel deserto più profondo; il resto vive nei territori occupati come prigionieri. Da allora i saharawi vivono come rifugiati nelle tendopoli in una sorta di "Stato in esilio". I profughi ospitati nei campi si sono organizzati nella RASD (Repubblica Araba Saharawi Democratica) e dal 1976 sono in attesa che l´ONU promuova il referendum di autodeterminazione che permetta di votare sia a coloro che vivono negli Accampamenti sia a coloro che vivono nei territori occupati.

La scheda dell´Associazione BAN SLOUT LARBI

a cura di Francesca Mattotti
4/9/2002

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