|
Dall'antico Egitto una manciata di semi preziosi. Nel dossier: IL KAMUT, L'ANIMA DELLA TERRA
L´ha voluto chiamare "kamut" che, stando agli studi degli egittologi, significa "anima della terra". L´agronomo statunitense Bob Quinn non poteva scegliere espressione pių azzeccata per definire l´antichissimo grano egizio coltivato al tempo delle piramidi, e ritornato sulle nostre tavole solo grazie alle ricerche e alle sperimentazioni svolte nella sua tenuta del Montana. Il kamut č ormai diventato, in virtų dei preziosi componenti nutrizionali di cui č composto, un cereale di spicco nella moderna alimentazione, anche se rimane avvolta nel mistero la dinamica della sua riscoperta.
"Caro padre, Le invio una manciata di preziosissimi semi. Fate attenzione. Toccateli con cautela. Sono chicchi che hanno, credetemi, più di 4.000 anni. Sconcertato? Ebbene, si immagini allora il mio smarrimento quando l´ho saputo. Il commilitone che me li ha affidati, un pilota della nostra aviazione, mi ha rivelato di averli ritrovati nel sarcofago di un´antichissima tomba nei pressi di Dashare, in Egitto. Padre, quale favolosa scoperta! E sarà lei il primo, dopo millenni, a seminarli. Se Dio vorrà, vedremo così crescere in terra d´America il grano dei grandi faraoni." Questo approssimativamente quanto riportava la lettera che un vecchio agricoltore del Montana (U.S.A.) si vide recapitare all´inizio degli anni ´50 nella sua fattoria. Contagiato dall´entusiasmo del figlio, seminò i chicchi e, ottenuto un piccolo raccolto, mostrò il cereale, cui diede il nome di "grano del re touth", alla fiera agricola locale. La novità, tuttavia, perse rapidamente la sua attrattiva e l´antico cereale egizio appena riscoperto cadde di nuovo nell´oblio finché... Finché non scese in campo Bob Quinn, ingegnere agronomo e biochimico del Montana. È a lui che si deve l´attuale successo del "grano del re Touth", che egli ribatezzò col nome di "Kamut".
"Ero solo un ragazzino quando si diffuse nel Montana la novità del grano egizio. Ne rimasi molto affascinato e, una volta laureato, decisi di scoprire di più su quel cereale", ci spiega Bob Quinn, che abbiamo incontrato al Sana, la fiera della salute e dell´alimentazione naturale organizzata come ogni anno a Bologna. Aiutato da suo padre Mack, il giovane Bob riuscì a reperire alcune sementi del "grano del re Touth". "Ero incuriosito dai chicchi, anche se avevo forti dubbi sul fatto che quel grano non fosse più coltivato da millenni", ci confida l´agronomo: "un pilota americano che ritrova in un´antica tomba un cereale egizio? mi sembrava un racconto un po´ troppo romanzato." Decise che valeva comunque la pena seminare quei chicchi. "Avrei quanto meno avuto a disposizione una nuova varietà per le mie rotazioni triennali. Non immaginavo certo che quel cereale fosse ottimo per i prodotti alimentari", ammette Bob e ci indica il bancone dello stand dove, disposti con ordine, ci sono biscotti, fiocchi di grano, pane, focacce, il tutto a portata di mano dei visitatori. Soprattutto, l´agronomo ai tempi delle prime semine di kamut non sospettava nemmeno lontanamente che quel grano si sarebbe rivelato un vero toccasana per chi è ipersensibile al frumento. "In realtà", ricorda Bob, "mi sembrò strano che la mia vicina di casa, affetta da ipersensibilità al grano, utilizzasse farina di kamut senza accusare nessun disturbo. Ma ero lungi dall´immaginare che il kamut, come ha dimostrato uno studio dell´International Food Allergy Association, potesse rappresentare un eccellente sostituto al grano per chi soffre di ipersensibilità."
Solo nel 1986, dieci anni dopo il primo raccolto, l´agronomo decise di portare il kamut a una manifestazione dedicata all´alimentazione biologica. "La fiera si svolgeva in California e io ci andai più per curiosità che per promuovere il kamut. Invece il mio grano attirò l´attenzione di una ditta che produceva snacks biologici, che decise di utilizzarlo al posto del comune frumento. Fu un vero successo e altre industrie seguirono il suo esempio." Mentre ci racconta le varie tappe attraverso le quali il kamut è diventato un creale di spicco nel campo alimentare Bob appare visibilmente soddisfatto. "L´interesse verso questo grano", prosegue, "aumentava mano a mano che le ricerche in laboratorio ne mostravano le proprietà nutritive." Oltre a essere ben tollerato da chi soffre di ipersensibilità al frumento, è stato riscontrato che il kamut contiene una quantità molto elevata di proteine nobili, di sali minerali, di acidi grassi insaturi e di oligoelementi. È insomma un cereale che si adatta perfettamente alle moderne esigenze di una alimentazione naturale.
"Se da un lato ero soddisfatto per il successo che il grano stava riscuotendo", dichiara l´agronomo, "dall´altro ero preoccupato. Temevo che, sfruttando la notorietà acquisita del kamut, qualcuno potesse immettere sul mercato grano comune spacciandolo per kamut a discapito dei consumatori." Decise allora di far registrare il suo grano con un marchio proprietario. Il marchio "Kamut" identifica quindi un particolare grano di origine egizia coltivato in modo biologico e rispondente a determinate caratteristiche nutrizionali, un grano che nel 1990 il Ministero dell´Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) ha dichiarato varietà protetta con l´appellativo ufficiale di QK-77.
Naturalmente Bob non poteva da solo soddisfare l´intero fabbisogno statunitense di kamut. "Fondai allora la Kana, l´Associazione del Kamut del Nord America, al fine di riunire gli agricoltori che volevano, come me, coltivare in maniera biologica questo grano." Col suo cappello alla cowboy, l´agronomo non si scompone quando gli si fa presente che la Kana ha avuto successo con un cereale venuto da un´altra terra, la terra del Nilo. "Ma noi", puntualizza, "non abbiamo voluto impossessarci di questo grano, tant´è che l´abbiamo chiamato kamut, una parola che nell´antico Egitto si usava per definire i cereali e che secondo gli egittologi significa ´anima della terra´." "Inoltre abbiamo cercato di incentivarne la reintroduzione nella sua terra natale, ma senza successo", tiene a precisare l´agronomo che ci spiega come in Egitto la coltivazione del kamut sia poco praticata. "Le spighe di kamut", dice mentre ne sfila una dal cappello, "sono poco produttive. Affinché sia remunerativo seminare kamut servono larghi appezzamenti. Lungo il Nilo invece i contadini dispongono di appezzamenti piuttosto piccoli e preferiscono coltivare altre qualità di frumento, non così antico, ma più remunerativo." Fallito, seppur per motivi differenti, anche il tentativo di produrre kamut nel vecchio continente. Sebbene il clima in Spagna e nell´Italia meridionale si prestasse alla crescita del grano, l´esperimento ha avuto esito fallimentare. "Il raccolto c´è stato", dichiara Bob, "ma i chicchi non raggiungevano, quanto a proprietà nutritive, gli standard necessari per ricevere il nostro marchio."
Attualmente quindi tutti i prodotti commercializzati in Europa con marchio registrato kamut sono realizzati con farine provenienti d´oltreoceano. Ciò non ne ha però compromesso la diffusione. Tale successo è per l´agronomo facilmente spiegabile se si tiene conto delle eccellenti proprietà del kamut che ne fanno uno dei cereali nutrizionalmente più completi. "E poi, credetemi, non bisogna dimenticare il suo gusto. Al palato è molto gradevole, essendo molto più dolce dei grani tradizionali.", afferma Bob, mentre ci allunga un cracker al kamut "Provare per credere!".
Alessandra Mariotti 4/11/2002

stampa
|